Viviamo nella stessa città, non nello stesso mondo


Castello Verde ha ottenuto la permanenza in C2 con 10 punti in classifica, grazie a 5 vittorie: due con Albano, una con Castello Argento, Isola e Ciampino.

La stagione è partita in modo disastroso, con una serie negativa iniziale di 6 sconfitte che concedevano poche speranze per la salvezza.

Nelle successive 8 giornate Castello Verde ha ottenuto 5 vittorie, perdendo solo con Trionfale e con le due capoliste (poi promosse in C1) Eureka e Colleferro.
In tutta la stagione Castello Verde ha impiegato 4 giocatori: Caldarini (10 vittorie), Carassia (8), Marzulli (7) e Pizzi (7).
Considerando soltanto le 5 partite vinte, il contributo dei giocatori è stato: Caldarini (4 vittorie), Carassia (7), Marzulli (6) e Pizzi (6).

Possiamo individuare tra gennaio e febbraio la svolta della stagione, con il successo su Castello Argento e quelli inaspettati su Isola e Ciampino, nell’occasione privi di giocatori importanti, quali Sterpi e De Ficchy.
In questo periodo ha fornito un contributo decisivo Alessandro Pizzi, esprimendo il suo miglior gioco, anche per le motivazioni e i miglioramenti tecnici maturati durante lo stage della Nazionale di fine anno.
Anche Claudia Carassia ha beneficiato dell’esperienza dello stage in Nazionale; nel corso dell’anno il suo rendimento è stato più costante, con una percentuale vicina al 50% (8 su 17).

Se la fortuna ha un po’ aiutato Castello Verde con Isola e Ciampino, le due sconfitte con Trionfale sono state invece abbastanza immeritate, un doppio 2-4 che poteva trasformarsi almeno in un pareggio.

Nella stagione passata Angelo Caldarini è stato l’unico giocatore ad ottenere risultati in linea con il livello del campionato, con 30 partite e il 60% di vittorie.
Anche quest’anno Angelo ha avuto una percentuale superiore al 50% ma, soprattutto nella seconda parte della stagione, la squadra non ha potuto avvalersi pienamente del suo contributo, perchè ha disputato solo 19 partite in totale.
Marzulli e Pizzi hanno avuto un ruolino eguale, con 7 vittorie su 24 partite, per un 29% in stagione che migliora certamente il 20% dell’anno passato, per un rendimento in crescita ma ancora caratterizzato da troppi alti e bassi.
Più graduale il miglioramento di Valerio; montagne russe per Alessandro, con vette altissime di gioco e altrettante discese ardite.

Se mi chiedo quale sia il punto più bello tra i 2.805 ottenuti dalla Castello Verde mi torna subito in mente quello di Caldarini per il 6-9 nel quarto set contro Francesco Stillitano.
Era novembre 2010 e si giocava in casa con Open Informatica / Ciampino.
Ripropongo il commento di quella giornata e il link al video per chi volesse rivederlo:
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Ma è il punto seguente che rimarrà a lungo nella mia memoria.
Non lo descrivo, per non togliervi il piacere della sorpresa.
Per questo scambio invento il Doppio Circoletto
Rosso OO. L’espressione incredula di Stillitano lascia trasparire una crepa nelle certezze del giocatore del Ciampino, che in questo set ha condotto nel gioco e nel punteggio e vede ora concretizzarsi la possibilità di arrivare al quinto. 

CALDARINI – STILLITANO—> 4° set (12-10)
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Ma veniamo alle delusioni più brucianti.
Il primo set tra Pizzi e Pistoni del 19 febbraio 2011 da 9-0 a 9-11.
Il quinto set tra Carassia e Maracchia da 10-5 a 10-12 nel derby Castello a ottobre 2010.
Il terzo set tra Marzulli e Dionisi da 10-4 a 11-13 nell’andata con Albano a dicembre 2010.

Nelle partite terminate al quinto set, nel girone di andata la squadra ha ottenuto 3 vittorie su 11 (27 %) e su questo aspetto c’è stato un netto miglioramento nel girone di ritorno, con 4 vittorie nelle 8 conclusioni al quinto set (50%).

Sicuramente i dirigenti della Castello e i genitori potranno essere soddisfatti del comportamento in campo dei ragazzi, sempre misurato e corretto, anche in occasione di spizzi e retine che mandano su tutte le furie giocatori di ogni età.

In quanto sport essenzialmente individuale, la coesione in una squadra di tennistavolo non può essere paragonata a quella di uno sport di squadra, ad esempio pallavolo o basket, ma spesso tra il giocatore al tavolo e quelli in panchina non ho percepito quell’incitamento che ci si potrebbe aspettare, considerando anche l’esuberanza dell’adolescenza.
A commento di questa impressione mi torna in mente una battuta tra Sherlock Holmes e suo fratello nelle imponenti sale del Diogene’s Club, nel film di Billy Wilder del 1970 Vita privata di Sherlock Holmes:
“Viviamo nella stessa città, non nello stesso mondo”.

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