Sardegna

Tre settimane fa sono stato in Sardegna per seguire una delle mie squadre ed ho avuto il piacere di essere stato in compagnia, prima a Norbello e poi a Cagliari, di amici con la mia stessa passione sportiva.

Prendo spunto da quello che è successo nei giorni seguenti per fare alcune riflessioni relative al nostro mondo. A Norbello ho assistito a 2 partite di Serie A1 maschile e femminile disputate in contemporanea nell’impianto della cittadina sarda. Un impianto simile a Roma farebbe la felicità non solo degli atleti, ma soprattutto dei Dirigenti che disporrebbero di un posto dove poter praticare Tennistavolo tutto il giorno e tutti i giorni anziché accontentarsi di poche ore al giorno come avviene attualmente a costi anche talvolta molto alti.

La contemporaneità delle 2 gare di A1 è stata una conquista che è partita proprio dalla richiesta fatta 3 anni fa dall’amico Simone Carrucciu al Consiglio Federale, infatti prima era vietato dal Regolamento disputare incontri in contemporanea con la massima serie e dopo la concessione della deroga a Norbello anche altre Società hanno seguito il suo esempio. Si perde un po’ di sacralità ma di certo si acquista la possibilità di avere qualche spettatore in più.

Vedere la massima serie con pochi spettatori è una delle cose che non vanno bene ed è un aspetto che spero si migliori prossimamente per il bene del nostro sport. A Norbello l’organizzazione della gara è perfetta. Ci sono aree di gioco e distanze con il pubblico ideali, il pavimento adatto al nostro sport, microfono e sistema di amplificazione, acqua a disposizione degli atleti e tutto quanto possa servire per far rendere al meglio gli atleti.
Il problema grande è uno solo ed è di difficile soluzione: il freddo. Come molti impianti del sud Italia e delle isole, non è previsto alcun impianto di riscaldamento e la Società di casa utilizza un sistema di riscaldamento in voga in tutti i locali all’aperto in Italia e cioè i funghi. Ovviamente non sono sufficienti, nonostante siano numerosi, perché l’impianto è molto grande e gli atleti e gli spettatori per 2/3 mesi l’anno sono costretti a patire il freddo.
Cosa dovrebbe fare la Federazione? C’è già un regolamento in merito e potrebbe chiedere agli Arbitri di applicarlo, ma forse non sarebbe a soluzione ideale, anzi forse decimerebbe solo le Società che con molta difficoltà si iscrivono ai campionati federali. Un’organizzazione diversa del campionato credo sia la soluzione.
A Norbello meritano di avere la serie A1 per tutto quello che fanno e per come lo fanno, ma forse sarebbe meglio trasformare le 7 partite casalinghe attuali in 2/3 concentramenti da svolgersi nei periodi settembre/ottobre o marzo/aprile/maggio e far disputare in un week-end un paio di giornate di campionato con tutte le squadre presenti in Sardegna. Si darebbe un’immagine migliore di una delle Regioni più belle d’Italia con possibilità di incrementare il turismo nella zona e si farebbe un concentramento/evento da potersi vendere a sponsor e televisione.
Magari anche i Playoff e Playout si potrebbero disputare in casa per avere un’ulteriore presenza della propria squadra sul territorio e soddisfare così gli sponsor locali. E’ un’idea su cui discutere e aprire un dibattito.

Fantastico poi il dopo-partita organizzato dagli amici di Norbello con una cena offerta a tutte le squadre ospiti e clima davvero da terzo tempo del rugby. Un piacere stare con tutti loro. Il punto di vista degli atleti è diverso dal mio e lo dico dopo aver letto qualcosa sui social ma soprattutto dopo aver parlato con i miei atleti di serie C1. Aldilà del piacevole week end passato in compagnia, un paio di loro hanno molto rimarcato il freddo patito e solo il dopo-partita li ha riconciliati totalmente con l’ambiente sardo. Temo che anche la sconfitta subita abbia influito sul loro giudizio, ma lasciamo perdere.

Il punto di vista tra il dirigente e l’atleta è molto spesso diverso ma questo deve essere un arricchimento e non un punto di debolezza.
La domenica invece l’ho dedicata interamente alla visita turistica di Cagliari con Raffaele Curcio a farmi da illustre “cicerone” nelle stradine di Casteddu e a scoprire le doti da grande chef di Mario Gabba. Altro che Cracco e Cannavacciuolo! Amici davvero di vecchia data (sigh!) con cui è un piacere discutere di allenatori, atleti, federazione, società sportive e quant’altro. Impegnarsi per cambiare le cose e cercare di migliorare l’ambiente in cui si vive è in fondo un obiettivo che non ha scadenza, né elettorale né temporale. Lo faremo sempre! Ad aprile è previsto un altro mio giretto con altri amici sardi e sono certo che anche li troverò lo stesso calore e la stessa passione. Non vedo l’ora.
Mi permetto però di suggerire un consiglio per tutti i dirigenti miei amici, senza ingerire troppo nelle loro vicende interne. Siete persone appassionate del nostro sport ma a volte la troppa passione offusca la mente, non perdete di vista il bene che potete fare stando uniti perché dividi et impera lo hanno inventato per poter meglio dominare le persone divise. Vi vedo più come gente indomabile, da sempre.
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