OK, serve un piano

Nel precedente articolo, If you build it, he will come, ci siamo chiesti se per caso la nostra società andasse avanti da un bel po’ senza una precisa visione e senza strategie per il futuro. Occorre definire correttamente chi e cosa siamo, chi e cosa rappresentiamo, come svolgiamo la nostra attività.
In sintesi: qual è il nostro tennistavolo.
Ci siamo poi congedati con l’invito a rivolgere a noi stessi, ai nostri partner, ai nostri collaboratori, sei domande. Proviamo a “leggere” cosa accade dentro e fuori la nostra associazione senza preconcetti.

Quando saremo sicuri delle nostre possibilità, pregi e difetti, e le avremo confrontate con quello che offre il mercato intorno a noi, potremo dirci pronti per avvalerci di azioni promozionali e più in generale del marketing. Il tennistavolo non è un prodotto tangibile, materiale, quindi starà a noi fornirgli un volto, un tono di voce, un carattere che possa fare breccia. Il marketing, per molte piccole imprese italiane, è passato dal mettere una maquette sulle Pagine Gialle all’idea di fare tredici al Totocalcio. Non funziona così: serve un piano. L’errore più frequente è fare senza pensare, o pensare di saper fare. Promuovere azioni scoordinate e senza una logica. Comunicazione e marketing possono essere degli asset vincenti per una società sportiva, ma come gli altri impegni dell’associazione richiede tempo, lavoro e risorse. Come possiamo pretendere che il mercato si interessi alla nostra attività, se noi stessi siamo i primi a dimenticarci di raccontare cosa siamo in grado di fare? Il prossimo articolo sarà dedicato a questi approfondimenti.

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