Metti il topspin, leva il topspin

Un libro pubblicato qualche anno fa da Peter Tyson rivela un interessante approccio verso la filosofia orientale e la sua rilevanza per lo sport occidentale, in particolare per il tennistavolo. 
I migliori giocatori possiedono senz’altro qualità come la calma, la buona respirazione e la forza mentale, che potremmo definire Zen, anche senza che essi necessariamente stabiliscano una connessione filosofica o le nominino come tali.

  • Usa la testa, il punto di partenza deve essere te stesso. (Waldner)
  • Pensa sempre di essere creativo e innovativo e lavora in combinazioni, in modo da passare da una sequenza all’altra con un ritmo di gioco regolare, senza strappi. (Schlager)

Spesso le differenze di livello tra giocatori sono per lo più mentali: calma, pensiero positivo, rilassamento, autocontrollo, fiducia, voglia di vincere, linguaggio del corpo positivo, e naturalmente tecniche come la respirazione profonda, di indubbia derivazione yoga.

L’esercizio e l’allenamento del tennistavolo, a tutti i livelli e soprattutto in giovane età, deve sempre contenere l’importante coinvolgimento di una profonda concentrazione (piuttosto, con i bambini, è preferibile accorciarne i tempi rispetto a far eseguire esercizi meccanici e distratti) attraverso una pratica intenzionale e stimolante che punti alla formazione specializzata degli aspetti mentali.
La qualità della pratica è importante perlomeno quanto la quantità, e uno dei motivi del successo cinese è perché si allenano sin da piccoli in modo più intelligente, spingendo l’allievo a mettere alla prova i propri limiti mentali e i propri schemi automatici e neurali, fuori dalla sua zona di comfort.

Il pensiero positivo è uno degli aspetti più indispensabili e la fiducia, anche quando la fiducia non ha basi razionali ed è falsa, argina il dubbio, che mina l’abilità del giocatore e porta al fallimento.
Il dubbio per uno sportivo è un veleno, sosteneva Arsène Wenger, il mitico allenatore dell’Arsenal dal 1996 al 2018, che chiedeva ai suoi giocatori una convinzione e un ottimismo irrazionale, in grado di eliminare ogni dubbio. Anche dopo una terribile sconfitta bisognava trovare il positivo, per sostenere una fiducia al limite esagerata nelle proprie capacità.

I giocatori inesperti pensano, a volte, di poter entrare in una partita a freddo, senza bussare, aspettandosi ingenuamente che i loro colpi vadano a segno per magia. Possono avere aspettative totalmente irrealistiche. Credono che si possa affrontare un match con un po’ di attivazione muscolare, senza essersi dedicati alla messa a punto della propria concentrazione. Credono che si possa giocare al 100% ogni partita, e magari proprio in una partita condotta al massimo insorge il dubbio, la frustrazione, e il loro gioco può andare in pezzi. Una partita che magari poteva essere vinta senza sfoderare colpi vincenti, solo forzando gli errori dell’avversario. Contro un avversario più debole, di solito una prestazione del 70% è più che sufficiente, ma per saper dosare la propria prestazione ci vuole calma, fiducia, cervello. O meglio: armonia tra mente e corpo.

La pratica e l’allenamento sono certamente cruciali. Più ti alleni, più è facile raggiungere uno stato inconscio, automatico che ti consente di rimanere calmo. Hai già eseguito i colpi così tante volte che ti senti a tuo agio anche in situazioni limite di gioco. Ma il tennistavolo è un gioco duro e veloce, con margini di errore molto stretti. Bastano lievi sbavature nel tempo o nel posizionamento per far cadere una palla in rete o volare fuori dal tavolo.

La forza mentale è il discrimine. Se possiedi l’armonia di mente e corpo, il gesto automatico derivante da molta pratica, un comportamento rilassato e un atteggiamento positivo, hai una possibilità. Se perdi minimamente il tuo autocontrollo hai perso la partita.

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