Ma… le Olimpiadi?

Qualche giorno fa la rivista Fortune ha pubblicato un articolo in cui l’autore cerca di fare chiarezza sulla posizione del Comitato organizzatore in merito all’impatto che l’emergenza coronavirus potrebbe avere sulle Olimpiadi. A Tokyo si ostentano fiducia e sicurezza, ma di sicuro non vorremmo essere al posto di Seiko Hashimoto, la rappresentante governativa incaricata di gestire l’evento: considerando l’enorme impegno imprenditoriale e organizzativo richiesto in questi anni dalla manifestazione, ogni dubbio o incertezza sull’effettivo svolgimento è cosa da far tremare i polsi.

Ricordiamo che Tokyo 2020 dovrebbe prendere il via il 24 luglio.

EAMON BARRETT, FORTUNE (4 Marzo 2020)

Mentre la pandemia di coronavirus prende il sopravvento su ogni evento internazionale, spingendo alla cancellazione dei principali vertici globali, il Comitato organizzatore olimpico giapponese è sicuro che i giochi dell’estate 2020 si svolgeranno come previsto. Non c’è nessun piano B per Tokyo 2020, hanno dichiarato gli organizzatori. Tuttavia, con il numero di persone infette da CoVid-19 in continuo aumento sia in Giappone che all’estero, cominciano a comparire delle crepe in questa narrazione.

Hashimoto ha ribadito che le Olimpiadi restano programmate per luglio, un messaggio che anche il Comitato Olimpico Internazionale ripropone da settimane. In una dichiarazione inviata a Fortune il 2 marzo, il CIO ha affermato: 

I preparativi per le Olimpiadi di Tokyo 2020 continuano come previsto. Il CIO è in contatto con l’Organizzazione mondiale della sanità e con i suoi esperti medici. Siamo fiduciosi che le autorità competenti, in particolare in Giappone e Cina, prenderanno tutte le misure necessarie per affrontare la situazione .

Resta il fatto che i vertici giapponesi sono stati molto criticati in patria per la loro indecisione nelle prime fasi del contagio, che ora ha colpito 293 [diventate nel frattempo 639] persone nel paese, esclusi i 706 passeggeri a bordo della nave da crociera Diamond Princess attraccata nel distretto di Yokohama a Tokyo. La provincia più settentrionale del Giappone, Hokkaido, che ha il maggior numero di casi, ha dichiarato lo stato di emergenza la scorsa settimana. Nel frattempo paesi come la Thailandia, gli Stati Uniti e la Cina hanno messo in guardia i propri cittadini dal recarsi in Giappone, e alcune nazioni impongono la quarantena obbligatoria agli arrivi dal Giappone.

Il 26 febbraio Dick Pound, membro del CIO, ha risvegliato non poche voci sul fatto che i Giochi fossero minacciati, quando ha raccontato che si sarebbe deciso sul futuro di Tokyo 2020 entro la fine di maggio.

Entro fine maggio direi che la gente dovrà sapere se è tutto sotto un controllo per essere sicuri di andare o non andare a Tokyo.

Il giorno seguente, in una telefonata con i giornalisti, il presidente del CIO Thomas Bach ha tentato di mettere a tacere i rumor sollevati da Pound, affermando che i preparativi per i giochi sono in corso come da programma.

Ma non tutto va secondo i piani: l’addestramento dei circa 80.000 volontari necessari per garantire il corretto svolgimento dei Giochi è stato rinviato e la qualificazione finale del baseball, che si terrà a Taiwan, è stata riprogrammata da aprile a giugno. Nel frattempo alcune squadre, in particolare quelle cinesi, hanno dovuto allontanarsi dai loro paesi di origine per continuare gli allenamenti in sicurezza. Lo stesso Bach ha fatto sapere che:

Attualmente la squadra cinese di lotta si sta allenando in Serbia e da lì raggiungerà i diversi tornei di qualificazione. La squadra di tennistavolo è in Qatar. La squadra di basket femminile è in Croazia. Siamo riusciti a spostare competizioni e tornei di qualificazione in poche settimane dalla Cina verso altri paesi in cui la sicurezza degli atleti dovrebbe essere garantita.

Ma con la diffusione del coronavirus oltre l’Asia i luoghi sicuri e praticabili in cui allenarsi cominciano ad essere sempre più difficili da trovare.

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