La Federazione e i suoi sparring partner


Il “contro-editoriale” di Bruno Di Folco.
Marzo 2015 


Stavolta il contro-editoriale lo scrivo prima di leggere l’editoriale del presidente. In fondo, non credo ci siano molti spunti interessanti sul suo e magari ne potrebbe trovare qualcuno lui sul mio.
 
 Molti non sanno che la Federazione Italiana Tennistavolo quest’anno sta utilizzando, nella palestra federale di Castel Goffredo, 2 sparring partner, per l’attuazione e il conseguimento del suo Progetto Tecnico nel “Piano degli interventi tecnici per le Squadre Nazionali e il Settore Giovanile” così come deliberato dal Consiglio Federale in data 21 giugno 2014.
Per un terzo sparring partner, da utilizzare presso il centro federale di Torino, il C.F. diede carta bianca al presidente federale e al Direttore Tecnico per la sua individuazione e relativo contratto ma credo che si sia deciso di “coprire” quel ruolo con il duo italianissimo Manna – Margarone.

Superfluo dire che io a giugno 2014 non l’ho votata quella Delibera, ma è bene ribadirlo per chi legge e magari non mi conosce.

I due atleti in questione sono ONAOLOPO OJO e ASSAR KHALID MOHAMED scelti anche loro personalmente, come specificato in quell’occasione, dal D.T. Patrizio Deniso.

Ovviamente questa non è una novità, intendo quella di avere degli “sparring” a disposizione della stessa Federazione per gli allenamenti dei nostri Azzurri.
Ad esempio, lo scorso anno, c’erano due atleti cinesi che non sono stati ritenuti dallo staff federale all’altezza del compito e rimandati a casa. Uno di loro addirittura fu mandato a casa dopo soli 3 mesi di contratto con la Federazione, perché ritenuto “non idoneo” e fu sostituito sempre da Manna e Margarone, per il periodo  gennaio – giugno 2014 (centro federale di Torino).
Ferma restando la massima stima che ho per i due ragazzi italiani, ci sarebbe molto da dire anche su queste scelte interne, ma lasciamo perdere, sennò si rischia di perdere il senso della mia lettera.

I due sparring africani (uno egiziano e l’altro nigeriano) dovevano svolgere il loro lavoro alle dipendenze del Settore Tecnico federale e ovviamente cercare di migliorare, oltre ai nostri atleti giovanili top, anche gli azzurri delle Nazionali Assolute.

E’ evidente che lavorare con una giovane promessa del nostro tennistavolo è ben diverso che lavorare con Stoyanov o Rech o Mutti che dovrebbero essere gli atleti da presentare alle prossime qualificazioni per le Olimpiadi brasiliane del 2016.
Il tasso tecnico di questi due nuovi sparring doveva essere sensibilmente diverso rispetto a quelli visti in precedenza o almeno questo era l’obiettivo.

Non mi avventurerò in discorsi tecnici, che non mi competevano da Consigliere federale e men che meno mi competono oggi.
Dire se questa scelta tecnica è stata più o meno giusta non spetta a me, ma a chi è pagato dalla Federazione per farlo.
  Io cerco di analizzare il problema sotto l’aspetto del Dirigente, perché questo sono, o immodestamente credo di essere, anche se adesso e direi anche per molto ancora, solo della mia Società sportiva.

Il compenso previsto per gli sparring e messo a bilancio federale con la Deliberazione del C.F. del 21/06/2014 è di 8mila € cadauno per 10 mesi di lavoro. Ovviamente sono escluse le spese di vitto e alloggio che sono all’incirca altrettante, vista la convenzione tra l’Hotel Roccolo di Castel Goffredo e la nostra Federazione.
La cifra di 800 € al mese per degli atleti professionisti che dovrebbero far migliorare i nostri migliori pongisti e che ci erano stati presentati in Consiglio Federale come atleti molto motivati e giovani di età, già mi sembrava poco adeguata al tempo ma dopo quello che scriverò mi appare davvero mortificante.

    A detta del Direttore Tecnico Deniso, uno dei motivi per cui gli sparring partner (poi mandati via) a contratto con la Federazione non “rendevano al massimo” era la loro “ibernazione” come atleti agonisti. Questa considerazione, sicuramente condivisibile, era stata fatta perché negli anni scorsi si era sempre preferito non far tesserare per nessuna Società sportiva gli sparring federali.
Analogamente anche gli sparring societari non potevano partecipare ai Campionati per le Società per cui risultavano tesserati. La norma fu inserita nel bando di gara per gli sparring societari, affinché nessuna Società ottenesse un qualche “vantaggio” ulteriore derivante dall’ottenere un contributo federale.

Insomma, quest’anno, per scelta del C.F. e richiesta del direttore Tecnico, i due sparring federali si sono potuti tesserare, disputando così il Campionato a squadre di Serie A1.
Tralascio le modalità, molto discutibili, visto che non mi risulta sia stata data un’informazione ufficiale facendo ad esempio un bando aperto alle Società di A1 e A2 per il tesseramento di questi due atleti, ma mi concentrerei sull’ingaggio e sulle sue modalità.

Sia il Marcozzi Cagliari che il CUS Torino che hanno alla fine tesserato i due sparring, hanno dovuto dichiarare alla Federazione quanto daranno di ingaggio ai loro atleti, per permettere alla stessa Federazione di scalare loro l’importo ai già pochi 8mila €.
Pertanto la Federazione farà “lavorare” in linea di massima questi due sparring per 10 mesi dal lunedì al venerdì elargendo loro solo 3/4mila€ ma potrebbero essere addirittura meno.

Questo io lo reputo un comportamento assurdo da parte di una Federazione nazionale che ha delle motivazioni ed una “mission”  ben diversa rispetto ad esempio ad una Società sportiva e che investe nel Settore Tecnico una cifra vicino al milione di euro l’anno.

Un comportamento moralmente deprecabile nei confronti di atleti che hanno fatto del Tennistavolo una ragione della loro vita e che comunque sono dei professionisti del nostro sport.

Un comportamento moralmente anche poco corretto nei confronti delle Società italiane che li hanno tesserati e per tutte quelle Società che non sapevano neanche della possibilità di poterli tesserare e se li ritrovano come avversari.

Un comportamento censurabile e certamente poco professionale anche nei confronti della Federazione egiziana e nigeriana, visto che parliamo di atleti di loro interesse nazionale.
Non voglio parlare di un comportamento razzista nei loro confronti, ma certamente è un comportamento non degno di una Federazione Italiana di cui andare fieri. 

Ci sarebbero anche un sacco di altre considerazioni sull’argomento a cominciare dall’incidenza di atleti a contratto con la Federazione  nel Campionato di serie A1, ma lasciamo perdere … per ora.
Bruno Di Folco

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