La classifica: che stress !

Mi viene da sorridere pensando a come era organizzata un tempo, più o meno 40 anni fa, ed oggi questa componente che è diventata per tutti i pongisti peggio dei risultati Auditel per chi lavora in televisione.

Ormai siamo arrivati ad averne una al mese e di questo passo arriveremo anche ad una al giorno.
La mattina ci collegheremo al sito federale per vedere se stiamo prendendo abbastanza (già vi ho fatto presente questa mia malattia per Ligabue).

Un tempo i risultati arrivavano a destinazione con tempi biblici e, spesso, non erano neanche tanto giusti.
Per le classifiche esisteva un comitato di saggi che decideva le sorti di tutti gli aderenti al movimento.

Una cosa buffissima erano le proposte di classifica.
Non ricordo bene come e perché ebbi accesso ad una di queste richieste in cui lo scrivente si presentava alla commissione illustrando tutte le sue qualità.
Giustificando qualche sua debacle con problemi familiari temporanei oppure  sor presidè a me m’ha fregato ‘a malatia come ebbe a dire il grande Alberto Sordi in un film per giustificare le sue malefatte.

Queste lettere venivano indirizzate prima nella propria regione ma poi, in casi estremi, al nazionale.

Notizie del tennistavolo, e qui apro una piccola “parente”, era la rivista ufficiale del tennistavolo: vedere la proprio foto su quelle pagine o articoli sui risultati dei tornei era quanto di meglio potessimo avere in quei tempi. So di tanta gente che ne conserva copie come una reliquia e, ogni tanto spunta una scansione di qualche pagina. Tutto questo per dire che non si può fare neanche il paragone con l’odierna rivista, on line, sponsorizzata in ogni sua pagina, ma che non ha un’anima sua, è una cosa fredda e fa venire voglia di dire stavamo meglio quando stavamo peggio, ma non lo dico per cercare di non appartenere al club degli anziani, di cui invece sono, incolpevolmente ma razionalmente, socio onorario. 
Notizie era anche deputata a diffondere le classifiche: l’attesa per quell’evento era degna dell’aspettativa che si ha prima dell’uscita di un film o di una prima teatrale.

Alla pubblicazione scoppiavano inevitabilmente drammi per chi non era stato accontentato.
La discussione andava avanti per un po’ di tempo ma poi, piano piano, non se ne parlava più.

Oggi non è così, non solo se ne parla in continuazione, ma queste “maledette classifiche” ci condizionano la vita a tal punto di farci rinunciare a giocare. E, si, ho visto persone non fare delle partite perché una sconfitta sarebbe stata deleteria per la loro classifica.

VI RENDETE CONTO? Addirittura è stato cambiato il regolamento per tutti quelli che non disputavano l’ultima partita del girone perché ormai erano già eliminati.
Se tutti i certificati medici, unica ancora di salvezza in questi casi, fossero stati pagati da qualcuno, il Pil nazionale ne avrebbe risentito positivamente.

Più di una volta mi è capitato di ascoltare delle conversazioni tra pongisti: “ma quello che ho nel girone e che non conosco, come gioca?” Risposta: ”è un buon 3.000 punti”. 
Oppure: “ho battuto quel tizio, mi ero  messo una paura perché aveva 4.000 punti… ma non li valeva!”

Una volta (mamma mia so’ proprio vecchio!) a queste domande si rispondeva con la descrizione dei punti forti, quelli deboli, il materiale, ma non si parlava di punti in classifica.

Per me questa, che è diventata una vera e propria mania, sta creando dei problemi, soprattutto nei nostri purtroppo pochi ragazzi che si fanno condizionare da questi classifica-dipendenti e pensano più ai punti che ad allenarsi per progredire.

Questo è il mio secondo articolo e purtroppo devo rilevare una seconda partita persa, non so come potremo uscire da questo malcostume.
Per quanto mi riguarda, un piccolo rimedio l’ho trovato: se sento parlare di punti da quelli che alleno mi viene il sangue al cervello e consiglio loro di non parlarmi di questo argomento altrimenti gliene do io un po’… ma di sutura!

L’ostico.

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