Il Top Spin di Calatrava

Verso Cortemaggiore per il torneo giovanile, avevamo lasciato molti ponti e cavalcavia, monotoni e indifferenti alle nostre spalle.
Poi, all’improvviso, l’idea dell’architetto trasformata in un nervoso tratto di matita sul foglio e materializzata nello spazio.
L’essenza del concetto di ponte, il ponte nella sua essenza.
“Ciò che è essenziale, è perfetto”. Frammenti di filosofia liceale.

Una discontinuità del paesaggio e del suo cromatismo, un’emozione di grande forza che avevamo sentito il desiderio di fissare, anche se solo con il cellulare.
L’auto era andata rapidamente oltre, verso la nostra destinazione, ma rivedendo l’immagine del ponte, sentivamo che c’era qualcosa che lo legava alla nostra giornata, al nostro essere in quel tempo e in quel luogo, anche se non riuscivamo a mettere a fuoco quel legame.

L’abbiamo capito solo molte ore dopo. Certo: era la traiettoria di un top di dritto disegnata in cielo.
Un top di vecchia scuola, distante dal tavolo, forse di uno come Troilo.

Essenzialità, bellezza, efficacia, armonia. Il ponte che rimane, il gesto tecnico che svanisce in un attimo.
L’effimero e il duraturo. L’Essere e il Tempo.

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