Il segreto stava tutto nello spin

Non sono molti i libri di tennistavolo in lingua italiana, così segnaliamo con interesse la pubblicazione de “La metafisica del Ping-Pong” di Guido Mina di Sospiro. Si tratta della traduzione del libro “The Metaphysics of Ping-Pong: Table Tennis as a Journey of Self-Discovery”.
Argentino di nascita, ma di origini italiane, l’autore ha vissuto a Milano ed ora vive negli Stati Uniti.

Se la metafisica si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà, la lettura di questo libro potrà finalmente fornirvi gli strumenti per affrontare i dubbi esistenziali che assillano quotidianamente ogni pongista.

Oppure potrebbe farli nascere.

Di seguito la presentazione dell’opera sul sito della casa editrice Ponte alle Grazie.

«Un buon viaggiatore non sa dove va; un perfetto viaggiatore non sa da dove viene».
Questo aforisma di uno scrittore cinese è il più perfetto compendio della Metafisica del ping-pong.
Perché quando s’impugna per la prima volta la racchetta non si sa dove può portare la passione per questo sport – magari addirittura in Cina, a sfidare i campioni locali – ma soprattutto non si sa di aver intrapreso una sorta di percorso iniziatico alla scoperta di sé e dei principi primi che governano la realtà.
Lungo questo viaggio di perfezionamento sportivo, individuale e metafisico allo stesso tempo, Guido Mina di Sospiro non ha solo affrontato avversari di ogni tipo, affinato tecnica, tattica e strategia e appreso l’importanza di lasciarsi guidare da un maestro: grazie al ping-pong ha incontrato e visto in azione, nel vivo del gioco, la geometria non euclidea, la logica non lineare, la strategia da von Clausewitz a Sun Tzu; ha riscoperto Carl Gustav Jung e interrogato l’I Ching, colto la potenza del mito platonico della caverna e dei principi della filosofia taoista.
E naturalmente, inseguendo il suo «stato di grazia» mistico-sportivo, si è anche divertito, e continua a divertirsi moltissimo.

Condividi: