Il Maestro Migliarini ricorda Giontella

Mai avrei immaginato di dover commemorare la perdita di un mio allievo ancora tanto giovane.
Roberto è stato il più forte atleta del Lazio, quello più atletico, quello più spettacolare,quello che ha entusiasmato intere generazioni di pongisti. Anche lui ha dovuto piegare il capo di fronte al destino o a Dio, come preferite, che nell’oscurità dei suoi disegni non risparmia l’età, né tanto meno il talento.
Potrà rendersi conto della mia pena solo chi riesce ad avere una idea del rapporto che intercorre tra l’allenatore e l’allievo, intenso sotto l’aspetto affettivo, poco meno dei genitori, ma molto più forte quanto a comunicazione e condivisione dei problemi. 
Era un bambino di dodici anni quando si presentò nel mio circolo di allora (la Marbert Roma ) e da allora gli sono stato sempre accanto negli allenamenti, nelle gare, nei momenti di svago (anche a pesca l’ho portato!).
Si allenava tutti i giorni, anche la domenica e quando non lo vedevo pensavo: meno male!
La sua carriera è stata fulminante: titolo allievi il primo anno, nel secondo campione italiano terza e in quanto tale ammesso ai seconda che ha vinto e nello stesso contesto ottavo nei prima.
Ai campionati europei giovanili in Inghilterra è arrivato quarto battendo Stellwag (che in seguito avrebbe fatto carriera ).
Piacque così tanto agli svedesi che lo invitarono a loro spese in Svezia!
In campo nazionale si collocò tra la seconda e la quarta posizione per svariati anni ma la sua classifica non rispecchiava il suo reale valore tecnico perchè il suo carattere era emotivamente fragile.
Un fatto negativo per lui fu il mio passaggio dalla Marbert al Parioli Roma e la conseguente perdita di una guida tecnica e soprattutto di vita, della quale aveva estremamente bisogno.
Alla Marbert tutti facevano a gare nell’esaltare Roberto, io invece cercavo di tenerlo a freno almeno nei limiti di una sana modestia e doveroso rispetto dei suoi colleghi di squadra.
Che poi Roberto avesse un avvenire più promettente di altri, figurarsi che io non lo avessi capito!
Ma non era il caso di precorrere i tempi.
Dal punto di vista tecnico non ho potuto apporre quelle variazioni che avevo cominciato ad introdurre al Parioli.
In particolare alla Marbert mi ero ispirato in prima battuta al rovescio di Maurizio Barsacchi, (che in Italia era uno dei più forti) ma in seguito, traslocato al Parioli, avevo modificato il movimento nella constatazione che quello di Barsacchi, pur efficace per lui, non era esportabile agli altri.
Il top di rovescio, poi non ho potuto insegnarglielo, non avendo io ancora assimilato la tecnica.
Peccato perchè la sua carriera avrebbe potuto essere migliore!
Comunque nonostante la nostra divisione i rapporti sono rimasti sempre ottimi e nei tornei nazionali spesso seguitavo a fargli panchina.
Veniamo ora alle dolenti note: una vita sentimentale travagliata e la colpevole perdita di un buon posto di lavoro in banca alla quale hanno fatto seguito comprensibili ristrettezze.
Da ultimo viveva di lezioni e non aveva neppure i soldi per cambiare le gomme!
Certamente il ragazzo di errori ne ha combinati tanti ma in considerazione della sua dedizione totale al nostro sport, avrebbe meritato un aiuto da parte della federazione, magari sotto forma di inserimento nei quadri tecnici.
Da tanti anni non lo vedevo e ho perso l’ultima occasione quando Zefferino Mancini mi aveva invitato ad una cena indetta a Terni in onore di Roberto.
Per pigrizia non ci andai, mi rimane questo grandissimo rimpianto!

Roberto Migliarini

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