IL FARMAPONGISTA

Quando parliamo di alimentazione, dimentichiamo spesso che il fattore principale in materia, per qualsiasi essere vivente sulla Terra, è l’idratazione. L’acqua costituisce il componente maggiore, dal punto di vista ponderale e volumetrico, praticamente in qualsiasi forma di vita (nell’uomo adulto rappresenta circa il 70% in peso) ed è il vettore sul quale la vita stessa si muove a qualsiasi livello (il continuo movimento del sangue che permette il trasporto di ossigeno e nutrienti, il movimento di innumerevoli enzimi e molecole all’interno nella palesazione del metabolismo cellulare, e così via). L’acqua è inoltre la componente dietetica per eccellenza attraverso cui veicolare i più importanti sali minerali all’interno del nostro organismo: nonostante per sua natura ne contenga quantità modeste rispetto a molti alimenti, il contributo di questi minerali introdotti attraverso l’acqua, in relazione all’assunzione quotidiana necessaria (un individuo adulto ne consuma circa 2/2.5 litri al giorno), diventa senz’altro significativo.

L’acqua riveste un ruolo vitale nella dieta umana, spesso trascurato o dato per scontato. Porre l’attenzione su che tipo di acqua stiamo consumando può essere di grandissimo giovamento alla salute. Troppe persone, prede inconsapevoli di messaggi pubblicitari pervasivi, scelgono oggi di bere esclusivamente acque oligominerali di grandissima purezza, con residuo fisso praticamente inesistente e quindi assenza quasi totale di qualsiasi traccia di minerale.

Se da un lato bere un’acqua molto leggera può dare giovamento e sollievo a fegato e reni, molto spesso sovraccaricati di sostanze da smaltire, dall’altro dovremmo chiederci quanto, alla lunga, questo mancato apporto integrativo di minerali possa pesare sul nostro benessere.
Tralasciando il sodio, il cui apporto in modeste quantità in un individuo sano va contemplato ma contenuto per ragioni che tutti conosciamo, mi interrogo su altri sali minerali di vitale importanza. Chi fa una dieta equilibrata ricordandosi di mangiare frutta e verdura non dovrebbe preoccuparsi troppo di carenze di minerali, escludendo giornate estive particolarmente afose e attività fisica o sportiva molto sostenuta, ma per chi invece, come il sottoscritto, mangia spesso di corsa sarebbe di grande giovamento se ponesse attenzione sul tipo di acqua che maggiormente assume ogni giorno e sul prezioso supporto di minerali a cui essa potrebbe contribuire.

I sali minerali partecipano (soprattutto sodio, cloro, calcio, potassio e magnesio) a qualsiasi, e sottolineo qualsiasi, reazione all’interno dell’organismo e sono vitali per la corretta trasmissione elettrica degli impulsi all’interno del miocardio, nervi e muscoli, nonché per la contrazione e rilassamento di muscoli lisci e striati. Pensate, per dire, a quanto sono importanti i sali minerali per un’automobile. Figuratevi per l’uomo.

Possiamo considerare ad esempio il contributo minerale dell’acqua all’interno del nostro equilibrio idrosalino prendendo il sodio e il potassio. La maggior parte delle acque (forse tutte) ne contengono una quantità pressoché uguale, bassa o alta che sia. Se il fine di un’idratazione selezionata è quello di depurarsi e ridurre il ristagno di liquidi non possiamo contare troppo su un’acqua minerale con una buona quantità di potassio (il vero protagonista dell’effetto drenante), perché il sodio (che trattiene i liquidi) sarebbe equivalente. Per avere un effetto drenante e depurativo il potassio dovrebbe essere presente in quantità almeno quintupla rispetto al sodio. Frutta e verdura superano enormemente questo rapporto a favore del potassio, e per questo aiutano a depurarci.

Citavo qui sopra la pervasività dei messaggi pubblicitari: vista la premessa (i due sali contrastanti presenti in egual misura) l’unica via percorribile, per chi vuole venderci un’acqua depurativa, è quella di contare su una quantità pressoché inesistente di minerali. Un’acqua a bassissimo residuo fisso richiama, per puro effetto osmotico, acqua nei tubuli renali e nell’intestino permettendoci in effetti di eliminare… acqua.
Il prezzo da pagare consumando in modo esclusivo questo tipo di acque è però la rinuncia a un continuo apporto benefico di minerali importanti. Sodio e potassio a parte, tra l’altro il primo presente anche in eccesso nella dieta occidentale (basti pensare agli alimenti conservati, ai formaggi, o al gusto salato che prediligiamo nel novanta per cento del nostro menù quotidiano), e il secondo abbondante in frutta e verdura, in particolare patate e ancor più in legumi come i fagioli, l’apporto continuo e selezionato di un’acqua oligominerale rappresenta una mancata occasione per fornire in continuità il necessario contributo all’assunzione di un preziosissimo minerale purtroppo non troppo presente nella dieta umana quotidiana: il magnesio, già trattato nel precedente articolo.

Chi, magari inconsapevolmente, beve senza dare importanza alle caratteristiche dell’acqua, utilizzando spesso anche il rubinetto di casa, si regala quotidianamente un apporto importante (e continuo) di magnesio, che può arrivare, calcolando il consumo giornaliero, fino a 40/50 mg. Una quantità più che soddisfacente se moltiplicata per tutti i giorni.

Ai fedelissimi delle acque purissime (me compreso) consiglio quindi di prestare attenzione ad integrare il magnesio in altro modo quando se ne avverta carenza, o di provare a optare per acque a basso residuo fisso ma alto-magnesiache. Alcuni tipi di acque hanno il dono di un basso apporto di sodio e di un alto contenuto di magnesio: sopra i 20 mg/l è già un buon affare!

Gabriele Fargion.
www.melannurca.net

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