PRIMA STAGIONE

Roma Sud, anni Duemila.
Cosa ci direbbe un tavolo da ping pong se potesse parlare? La storia di un lungo legame, di sfondo una città che si trascina indolente verso il Terzo Millennio: passato, presente e futuro raccontato da chi non ti aspetteresti mai…

EPISODI

Classe 2003, numero 2 in Italia della sua annata.
best ranking 93, 3 podi in singolo agli italiani giovanili, già due stagioni in B1, categoria in cui ha esordito a 13 anni. Nazionale giovanile, Tommaso Maria Giovannetti risiede al centro federale di Formia da settembre 2017.

Da settembre scorso sei a Formia, inizi il secondo anno al Centro: come ti trovi?
Bene con tutti i ragazzi del gruppo, sia più grandi che più piccoli. Quando si tratta di allenarsi andiamo bene tutti, l’importante è che si faccia un buon allenamento, simpatie a parte.
La mattina c’è una seduta di allenamento di 3 ore a tavolo; poi pausa pranzo, riposo in camera di 3 ore e per le 16.00 di nuovo allenamento fino alle 18; a seguire preparazione atletica in palestra con pesi e attrezzature varie.

Vita di college a Formia: cosa ti piace di più, cosa di meno?
È un centro creato per raggiungere un obiettivo, in cui vengono atleti che vogliono ottenere un risultato: ci sono allenatori ottimi ed esperti che sono bravi a aiutarti, anche intensità dell’allenamento è molto alta.
Tra le cose negative sicuramente stare lontano da casa genitori e amici. Ma sono qui per allenarmi: ogni tanto preferirei uscire, ma per il resto non mi manca niente.

Come giudichi il tuo rendimento nella scorsa stagione in B1? Buono o senti che avresti potuto fare di meglio?
Complessivamente ritengo una buona annata la mia e dei miei compagni di squadra (altrimenti non avremmo vinto il campionato). Personalmente nel girone di andata potevo fare meglio (9 vittorie su 14 incontri): ho perso partite che avrei potuto portare a casa ma nel girone di ritorno ho perso meno partite (8 su 10, sconfitte con Talocco e Barbarito) e credo di essere migliorato durante l’anno. Non ho nulla da rimproverarmi. 

In generale, come valuti la tua stagione passata contando anche tornei di singolo e attività con la nazionale?
Bene ma poteva andare decisamente meglio: all’inizio con tanti cambiamenti (sono passato da 2 a 6 ore di allenamento giornaliere) ho pagato tanto.
Ho avuto difficoltà, ho cambiato anche vari aspetti tecnici e mentali e potevo partire meglio però poi ho ingranato e ho provato a fare in partita quello che mi si chiedeva.
Ho concluso la stagione in crescendo; ai tornei a inizio anno andavo male. Ne ho fatti tanti, anche se giocavo male, per trovare fiducia e ritmo, poi con qualche vittoria di qualità ho ingranato.

Hai terminato la tua esperienza nella categoria allievi con bronzo nel singolo agli italiani, cosa cambia con il salto nel junior (attualmente numero 9): si farà più difficile anche per avere il posto in Nazionale?
L’anno scorso ho chiuso con un bronzo agli Italiani nella categoria allievi; ora da junior cambia molto poiché mi devo scontrare con giocatori più grandi e fisici e dovrò per forza stare più duro.
Per la nazionale sarà difficile perché siamo 6/7 giocatori in lizza per 4/5 posti: non è impossibile entrarci ma c’è molta competizione.

Prima volta ai Campionati Europei Giovanili: vinti 4 singoli su 11 e 2 doppi su 5. Come l’hai vissuta?
Obiettivamente non è andata come mi aspettavo, c’era tanta voglia di fare bene, ma alle prime partite mi sono fatto prendere dall’emozione. Via via ho iniziato a giocare meglio, ma non sono riuscito ad esprimere il mio miglior gioco, avevo altre aspettative c’è un po’ di rammarico. Spero di poterci riprovare il prossimo anno.
Nella gara a squadre siamo arrivati 14mi, ma potevamo fare di più. Mi è dispiaciuto rimanere in panchina in alcuni incontri ma obiettivamente non stavo giocando bene quindi era giusto che giocassero i miei compagni. Abbiamo perso al primo turno contro la Slovacchia.
Il singolo è stata una conferma di tutto il torneo: ho perso 4-1 con uno svedese al primo turno, non sentivo sicurezza nei colpi. Ero un pesce fuor d’acqua: mi è dispiaciuto.

Come è stata la tua estate? Sei stato a Formia, hai fatto qualche stage o hai avuto un periodo di riposo lontano dai tavoli?
Un’estate non molto movimentata. Il 24 luglio sono finiti gli Europei e sono tornato al Centro il 3 settembre.
Nel mentre sono stato con la famiglia in Abruzzo per due settimane e per il resto del tempo sono rimasto a casa dove non sono mai stato durante l’anno.
Niente ping pong: dopo gli europei avevo bisogno di staccare un po’: mi sono preso 3 settimane di fermo e poi ho fatto qualche piccolo allenamento prima di tornare a Formia.

Inizi la stagione come seconda categoria e in top 100, quale credi sia il tuo attuale livello di gioco e in cosa devi migliorare?
Attualmente equivalgo a quello che dicono le classifiche, forse qualcosa in più perché sono molto allenato e motivato: davanti ho gente che non si allena molto e a cui non importa tanto. Direi che valgo 80/90 d’Italia.
Devo migliorare in molti aspetti: non perdere la pazienza durante la partita e non sbagliare le cose facili che poi ti fan perdere le partite, però sto lavorando duramente per questo
esordio in A2.

Che campionato ti aspetti?
Mi aspetto un campionato tosto, è un altro livello rispetto alla B1. Per me sarà difficile: punto a vincere qualche partita, magari negli incontri che contano per la squadra per mantenere la categoria. Per la squadra la salvezza è difficile poiché retrocedono 2 squadre ma possiamo farcela.

Allenatori: c’è qualcuno in particolare che ti ha aiutato più di altri a crescere come giocatore?
Ho un bel rapporto con gli allenatori al centro, sono tutti coach esperti che conoscono il tennistavolo e obbedisco ciecamente ai loro insegnamenti; tecnicamente e mentalmente mi hanno aiutato tantissimo.

Qual è il tuo successo sportivo che ricordi più volentieri?
La vittoria del titolo italiano nel 2016 a squadre con il Monterotondo: io, Felici e Amilcarelli. È stato molto emozionante. Era il mio primo titolo italiano e vincerlo con i ragazzi con cui sono cresciuto è stato una grande soddisfazione, così come lo è stato aver visto crescere la mia società ed arrivare a qualcosa di importante: sono stato molto contento.

E la tua sconfitta più amara?
Quest’anno in B1 (2 dicembre 2017) contro Fabio Di Silvio, che è stato il mio allenatore. Da piccolo mi ha preso e mi ha fatto crescere tantissimo: mi conosce “a memoria” e batterlo sarebbe stata una bella soddisfazione.
La partita è stata combattuta ma all’ultimo set, conoscendo i miei punti deboli, mi ha messo in difficoltà. Gli dicevo sempre: “un giorno ti batterò” e perdere così mi ha dato fastidio, ci tenevo veramente tanto a vincere.

Valerio Marzulli

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