E il Pupo fece arrabbiare Mao

Un romano di 16 anni, Roberto Giontella, è andato in casa dei “maestri” cinesi di ping-pong e gli ha dato una dura lezione.

Il ragazzino che ha fatto arrabbiare Mao
di Loris Lolli

Uno scienziato con tanto di calcoli dinamometrici a sostegno della tesi, scrisse anni or sono che se tutti i cinesi di Mao fossero saliti su una sedia e, a comando, ne fossero scesi con con un unico balzo, la terra avrebbe tremato peggio che per via di un terremoto.
Erano i tempi quando della Cina Popolare si parlava in termini di induzioni, magari strampalate, perché la Grande Muraglia rappresentava un qualcosa di così energico e impenetrabile che la Cortina di ferro aveva di che vergognarsi una e più volte.
Oggi quella stessa Cina ha spalancato, o quasi, le porte. Ad operare il miracolo in terra è stato uno sport: il tennistavolo per dirla all’italiana, internazionalmente il ping pong che, oltretutto, fa anche tanto cinese per via di quel suono onomatopeico che ricorda il rumoroso ballare della pallina di celluloide. Sappiamo così che sono cinque milioni e passa i giocatori cinesi federalmente in attività agonistica. Due milioni e mezzo, dunque, di palline battute e ribattute. Se lo scienziato ne ha voglia, calcoli cosa possano significare tutte queste palline contemporaneamente in volo. Certo un qualcosa da far impallidire la famosa storia delle frecce che oscurarono il sole delle Termopili!
In Cina, per via dell’apertura avutasi nell’anno del ping pong, sono andati prima gli statunitensi, poi i canadesi, infine gli italiani. I nostri pongisti di questo traggono vanto, ed hanno ragione. Sono risultati, dei Marco Polo in sedicesimo visto che, primi tra tutti gli sportivi azzurri, essi hanno riscoperto un mondo che Onesti ha solo toccato nella scia di Bosi, Malesci, Macerata, Pellizzoli, delle sorelle Marconi, di Roberto Giontella. Dei pongisti nostri, cioè, che hanno vissuto questa meravigliosa avventura.
Una avventura non soltanto per gli italiani, in realtà. Esattamente come fece il ricordato Marco Polo, che partì da Venezia nel novembre 1271 per andare a studiare in loco l’arte elle tessiture ed altro, e poi vi divenne in tutto maestro da allievo, è accaduto infatti che i pongisti cinesi, professoroni in materia sono stati battuti da un reuccio de Roma e partito da qui senza pretese.
Se andate al San Gabriele e guardate i quadri di scrutinio del primo liceo classico, a fianco del nominativo di Roberto Giontella troverete frammisti sei e sette. Purtroppo per lui la scuola italiana ancora non considera il ping pong una materia di studio e, di conseguenza, il nostro amico è privato di un dieci e lode consacrato ora dall’Università pongistica di Nanchiang. Ne potranno far fede i cinquemila spettatori che hanno veduto, e si stropicciavano i piccoli occhi credendo di sognare, Giontella vincere i due singolari e poi il doppio con Bosi e, dunque regolare da solo per tre quinti i vari Ci No Wuang e compagni nell’incontro Cina-Italia, formula Davis, facendo arrabbiare, potete contarci, anche Mao, tifosissimo dello sport nazionale cinese.
Giontella: un personaggio, allora, che vale la pena di illustrare. Almeno per quanto lo consentono il sedici anni di età (è nato a Roma il 13 maggio 1956) ed il metro e sessanta scarso (!) di statura. Studia, si è visto, con sufficiente profitto, va in vespa, ama le pellicole avventurose e i gialli. Se non lo trovate ad un tavolo di ping pong, cercatelo in campo quando l’interstudentesco di calcio chiama a raccolta i Mazzola ed i Riva dei banchi di scuola. Gioca all’ala (destra) ovviamente, perché anche in questo sport è un giocatore d’attacco. Così come nel tennistavolo, allorché non concede requie all’avversario e va a stuzzicarlo, impetosamente, rifiutandogli le pause che valgono a riossiggenare i muscoli, a riconcentrare il cervello.
Il casco biondo di Roberto Giopntella era già un incubo per i pongisti italiani. Ora lo è divenuto anche per quelli sudditi di Mao. Scusare allora se Robertino – personalità estrosa, sensibile ma anche autoritario – si sentirà, al rientro, un piccolo divo. In questo aiutato, si fa per dire, dalle molte lettere che le ammiratrici gli hanno indirizzato da ogni dove d’italia.
L’alcool, fortunatamente, non fa ancora parte della sua vita e, c’è da scommetterlo, non lo farà mai. Gli bastano sette-otto spremute di arancio per partita!
Difficilmente si “smonta”, come si dice in gergo. Ha, infatti, riflessi fulminei ed una perfetta coordinazione: il che equivale ad un rendimento di gioco che disarma e sfibra l’avversario non consentendogli recuperi di sorta.
Al tenistavolo, sofferto e goduto come è sempre per ogni atività sportiva veramente vissuta, è arrivato quasi casualmente. Lo ha scoperto – correva l’anno Domini 1969 addì 24 maggio – in un torneo scolastico il Diogene dei pongisti. Intendiamo dire il dottore Argillano Marchei che è il Presidente dela Marbert Roma (10 titoli agli ultimi campionati italiani) della quale Giontella è diventato la bandiera in assoluto.
Abbiamo volutamente detto anno Domini e addì. Nelle vene di Roberto Giontella corre infatti sangue illustre. Che sa di lettere, di Dante addirittura. Il prozio ed il nonno per parte materna erano i famosi dantisti Pietrobono ed uno di essi, monsignore, fu il maestro di chi firma in calce, al Nazzareno di Roma.
Anni lontani, quando Robertino era in mente Dei e il tennistavolo uno sport a livello di doposcuola e di dopolavoro.
Oggi lo abbiamo visto. Il ping pong è cresciuto in uno con Roberto. Non solo perché quest’ultimo ha guadagnato nell’anno ben dodici cm. di statura, quanto perché l’uno e l’altro hanno attinto vette che sembravano sogni da favola due o tre anni or sono. Giontella è divenuto un campione, il tennistavolo uno sport forse da scena olimpica. Specie ora che Onesti ha promesso di appoggiare l’ingresso dela Cina di Mao nel CIO. La Cina, infatti, chiederà, se ammessa, che il ping pong assurga ai cieli d’Olimpia. E con la Cina, lo chiederà il Giappone. E con le due lo farà l’Italia. Che ha scoperto di avere un Giontella e di potere arricchire così il medagliere.

Loris Lolli

Ringraziamo Giulia Giontella, nipote di Roberto, che ha trovato un baule pieno di ricordi ed Elia Sabatini, che ci ha inviato questo ritaglio stampa.

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