Diecimila caffè

La regola delle diecimila ore è vera solo a metà. Se sei un imbranato a golf, e commetti sempre gli stessi errori quando cerchi di fare un putt, dopo 10mila ore starai sempre facendo lo stesso errore, senza migliorare. Sarai sempre imbranato, solo un po’ più vecchio.
Così Daniel Goleman, il padre dell’intelligenza emotiva, commentava la teoria di Anders Ericsson citata da Malcolm Gladwell nel suo bestseller “Fuoriclasse. Storia naturale del successo”.

 

puoi essere un esperto in qualsiasi cosa con diecimila ore di pratica

Ma che cos’è un esperto? Un esperto dimostra prestazioni superiori misurabili e coerenti rispetto ai suoi colleghi, in uno specifico dominio ben distinto. Ericsson ci dice che il talento innato non ha un impatto significativo sul livello di abilità: esperti non si nasce ma si diventa. Naturalmente assumiamo il numero diecimila come cifra arbitraria per indicare il grande sforzo, la dedizione e il tempo effettivo necessari per essere tra i migliori.
Volendo quindi accordarci con il nocciolo della teoria, ossia il valore della pratica rispetto all’idea di talento, per me è più importante avere accesso ai giusti contatti, risorse o tecniche che ti consentono di dare valore a quello che fai con il tempo.

 

La pratica deve essere mirata

La pratica deve essere intenzionale, ovvero diretta a degli obiettivi. Ripetizioni casuali senza alcun legame con i risultati da raggiungere non portano all’eccellenza: bisogna essere totalmente coscienti di cosa si sta praticando, del perché, di cosa si dovrebbe ottenere e di come valutare il risultato raggiunto.
Parliamo di obiettivi intelligenti: specifici, misurabili, raggiungibili, orientati ai risultati e legati al tempo. Ciascuna delle sessioni di pratica dovrebbe avere un obiettivo intelligente o far parte di un obiettivo intelligente, solo così sarà possibile analizzare gli errori e correggerli per tempo. Questa dovrebbe essere una modalità operativa di base. Il requisito minimo è essere sempre sicuri di capire esattamente perché si esegue ogni esercizio e qual è la finalità di una sessione.

 

La pratica deve essere programmata

Una sessione di pratica parte di un programma deliberato dovrebbe essere pianificata in modo da essere sempre lo stimolo per salire di un gradino. La pratica dovrebbe essere al limite massimo della difficoltà dell’atleta in quella particolare area di intervento. Gli esercizi dovrebbero concentrarsi su compiti che vanno leggermente oltre il livello acquisito di competenza e appena fuori dalla comfort-zone.
L’obiettivo è sempre migliorare i propri punti forti, ampliare le abilità, esercitarsi sui punti deboli.
Per migliorare bisogna rischiare di fallire. A nessuno piace fallire, ma il segreto è minimizzare il costo del fallimento. Provare, riprovare, aumentare le difficoltà con spirito positivo e mente lucida.
L’intuizione, o la fiducia nel proprio istinto, è sempre il risultato di pratica, riflessione e analisi di un percorso programmato. Bisogna pensare programmaticamente.

 

La pratica si aiuta con rappresentazioni mentali contestualizzate

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Fare fotografie mentali di soluzioni, situazioni, criticità, aumenta la possibilità di richiamarle e usarle per prendere decisioni rapide.
Un atleta al top ha trovato il suo sistema mentale per ricordare le buone soluzioni e la loro logica, i dati o i requisiti necessari per risolvere una situazione critica e arrivare allo scopo. Queste rappresentazioni mentali sono sempre riferite al contesto, proprio perché dovranno essere richiamate molto velocemente al bisogno. Contesti simili, strumenti simili.
Bisogna studiare e analizzare eventi passati e cercare di visualizzare la decisione giusta, per poterla prevedere (pre-vedere) in futuro. Con il tempo questa capacità si può sviluppare notevolmente: in fondo è quello che conosciamo con il nome generico di esperienza.

 

La pratica richiede piena attenzione

Inutile dire che durante una sessione di pratica bisogna essere completamente concentrati sull’attività. Qui e ora, impegno e devozione.
Resta comunque altrettanto importante concentrarsi sull’obiettivo finale. Serve una visione a lungo termine, un piano d’azione strategico personalizzato. Le abilità vanno valutate, messe alla prova, stimolate, implementate, ricordate, fissate. Ci vogliono i tempi giusti.

 

La pratica necessita di un feedback qualificato

Ricevere in tempo reale un parere qualificato è uno dei punti essenziali per rendere efficace la pratica.
Per raggiungere al meglio un risultato bisogna conoscere rapidamente gli errori da correggere, le abitudini da abbandonare e contemporaneamente bisogna sentirsi sicuri delle azioni corrette e ben eseguite.

Con un allenatore di fiducia, che lavora in tempo reale, bisogna come già accennato stabilire con esattezza un programma per sviluppare le doti e correggere gli errori. In assenza parziale o totale di un tutor o di un allenatore professionista, l’unica alternativa è l’allenamento attivo.
Nelle aziende si ricorre spesso al cosiddetto PDCA, ovvero il ciclo del miglioramento di Deming. Un sistema che può rivelarsi utile per valutare da sé il proprio rendimento.
Capire l’errore, pianificare un metodo di correzione, metterlo in pratica verificando che funzioni, analizzare e confrontare il risultato. L’auto-coaching, con gli strumenti giusti, può far raggiungere buoni risultati, se non si è troppo giovani.

 

La pratica ha bisogno di forte volontà

Forza di volontà nel corso degli allenamenti, ma soprattutto volontà nel seguire un percorso di apprendimento di lunga durata. Bisogna essere sinceramente, profondamente interessati a conquistare nuove competenze, senza essere impazienti, bisogna essere preparati per la lotta e il sacrificio. Non ci sono scorciatoie per acquisire la conoscenza, la vera esperienza.
L’ambizione deve provenire dall’interno di noi stessi, dalle nostre connessioni emotive, dai nostri bisogni, per avere qualche probabilità di successo e non essere messa in crisi e infranta alla prima difficoltà.
A mio parere non tutti si sono effettivamente confrontati con ciò che vogliono praticando questo sport. Vuoi diventare il migliore al mondo? Vuoi che il tennistavolo diventi la tua professione? Sei disposto a lottare e a sacrificare molte cose della tua vita? In caso contrario, qual è lo scopo del tuo allenamento, quali sono i tuoi obiettivi? Qual è la tua motivazione? La forza di volontà non emergerà senza le risposte a queste domande.

Ringraziamo TTdementor per il contributo.

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