Diaframma come Cinque Lire

Abbiamo ricevuto molti complimenti
per le foto pubblicate sul sito,
realizzate da Andrea Pizzi
in occasione della prima giornata
di campionato.
Così ci è sembrato interessante rivolgere qualche domanda all’autore.

Non perdetevi le sue risposte.



Ciao Andrea,
prima di tutto ti riporto i complimenti che da più parti ho ricevuto
per le tue foto pubblicate sul nostro sito.

Visto l’interesse che hanno suscitato le tue immagini, ti propongo qualche domanda per i lettori.

Scarsa luce, alta velocità della pallina, movimento rapido e imprevedibile degli atleti, impossibilità di usare il flash, per non disturbare il gioco.
Il tennistavolo offre un contesto di grande difficoltà tecnica.
Vediamo dai dati (EXIF) delle tue foto che rispondi a queste difficoltà con scelte “estreme”: diaframma f. 2, ISO 3200, tempo di esposizione 1/500. Vuoi darci qualche indicazione in merito a queste scelte?

Il tennistavolo agonistico richiede necessariamente tempi di scatto almeno pari a 1/500 di secondo.
Per capirci, diciamo che, per esperienza, puoi scattare un torneo IV categoria con tempi leggermente più lenti, anche fino a 1/250, ma se parliamo un livello non amatoriale dimentica tutto ciò che supera il cinquecentesimo.
Gli ISO, in condizioni di luce ottimali, li regolo tra i 400 e gli 800.
Ma in una palestra scolastica capita spesso di doversi adattare a valori più alti.
Naturalmente sto parlando di foto d’azione, quelle che rendono spettacolare il gesto dell’atleta.
Se vuoi limitare gli scatti al servizio, alle pause, alle espressioni, puoi considerare un range più esteso di soluzioni.

Con f 2.0 si ha pochissima profondità di campo e resa non ottimale dell’obiettivo, in termini di nitidezza…
Inoltre, al tempo della pellicola,  3200 ISO era sinonimo di “grana a pallettoni”.  Cosa cambia con il digitale?

La ricerca della massima apertura di diaframma corrisponde, oltre che agli obblighi di cui sopra, a una scelta estetica tipica della fotografia sportiva d’azione.
Si tende cioè a isolare il più possibile il gesto atletico da elementi di disturbo presenti sullo sfondo.
Naturalmente questo discorso vale più per il tennistavolo che per, ad esempio, per lo sci, dove maggiore è la distanza tra il soggetto e il fondo e gli elementi che compongono quest’ultimo sono spesso un manto bianco e qualche palo rosso e blu.
Nel mio vero lavoro, la moda e i ritratti, ho molto sfruttato le pellicole molto sensibili e la conseguente grana.
Ma da quando esiste la fotografia digitale ho abbandonato questa tecnica.
Il motivo è semplice: la grana prodotta dai sali d’argento delle pellicole non ha nulla a che fare con quella generata da un sensore CCD. Aumentare la sensibilità dei CCD corrisponde a far loro registrare lo spettro proveniente non solo dalla luce ma anche dal calore che si produce intorno al sensore, con il risultato di ottenere un “rumore di fondo” che non ha certamente il senso e il fascino dei cristalli d’argento.
Quindi, di norma, preferisco tenere il valore ISO più basso possibile, al limite sottoesponendo lo scatto.


Scatto singolo o raffica?

Singolo. Con la raffica si finisce sempre per fermare il momento sbagliato, si perde concentrazione.

Come affronti la difficoltà di messa a fuoco?
Tenendo continuamente attivo l’autofocus, naturalmente impostato su “singolo scatto” e non su “continuo”.
In pratica sollecito continuamente l’autofocus puntato sul viso del giocatore, continuando a premere sul pulsante di scatto fino a un attimo prima di scattare.

Scatti in RAW o nel più comodo Jpeg?
Come spiegavo, le mie foto di tennistavolo sono sempre più o meno sottoesposte.
Quindi RAW senza il minimo dubbio.

Che interventi fai in post-produzione?
Correzione dell’esposizione e bilanciamento del bianco sui RAW.
Se ha una qualche utilità, desaturazione “pilotata” (più o meno quello che su Photoshop corrisponde alla regolazione “bianco e nero”) sul RAW.
In genere basta così.
Però nella galleria c’è una foto che mi sono divertito a “modificare”, aggiungendo con il ritocco un elemento che la rende molto più significativa. Vediamo se qualcuno indovina.

Veniamo alle tue scelte artistiche: come scegli l’inquadratura?
Qualche indicazione sul punto di vista e sul momento dello scatto?

Per rappresentare l’atleta “in partita”, al 90 per cento scelgo di riprendere il più frontale possibile, tenendo presente gli eventuali spostamenti del giocatore avversario (destro? mancino? tutto spostato sul dritto?) che mi mostrerebbe la schiena.
La presenza nell’inquadratura del tavolo e della retina, in posizione prospettica di immediata lettura, facilita molto la comprensione del gesto, mettendo lo spettatore al posto del giocatore avversario.
Poi qualche giretto intorno per cogliere foto di contorno, di atmosfera o curiosità, oppure un dettaglio tecnico non altrimenti visibile.
Sul momento dello scatto posso darti una dritta: non smettere di inquadrare quando il giocatore ha terminato il colpo.
L’esito del suo colpo spesso riserva un bello scatto espressivo, se da esso ne è conseguito un punto o un errore.

Per le foto pubblicate hai usato una combinazione macchina/obiettivo di fascia medio/alta: nel complesso dovremmo essere intorno ai 4.000 Euro.
Chi possiede una comune reflex da 600/700 Euro con uno zoom standard f 3.5/5.6 cosa può fare?
E chi ha solo una compattina deve rinunciare a fotografare il nostro sport?

Una cosa che ho imparato dal mio lavoro è che nella fotografia non contano i mezzi ma la testa.
Ci sono fotografi nella moda che scattano con una compattina.
Ovviamente, bisogna saper misurare i limiti dei mezzi applicati al “progetto”: non chiedere mai a una modella molto espressiva, ma non particolarmente aggraziata nelle movenze, di fare delle foto in movimento in cui deve apparire come un’elegante farfalla.
Falla essere “attrice”, sfrutta il suo viso.
E così, se hai un’ottica 5.6 o una compatta, prova qualche bel mosso e concentrati poi sull’atmosfera, i gesti, le attese, il pubblico.
Sull’attrezzatura permettimi anche un’altra osservazione:
il tennistavolo consente di tenere alla giusta distanza il soggetto,
e i movimenti dell’atleta avvengono su un terreno piuttosto limitato.
Quindi, trovo che l’uso di uno zoom sia superfluo rispetto ai vantaggi di un tele (85, 100, 135) con un’apertura di diaframma più elevata e con meno perdita di qualità se si lavora a tutta apertura (e così completo la risposta alla tua seconda domanda).


Sappiamo che qualche anno fa, sei stato il fotografo ufficiale FITET
ai Campionati Italiani.
Vuoi proporre ai lettori del sito qualche ricordo o aneddoto su quella esperienza?

Mah… Daniele Sabatino che perde con Ragni e lancia la bottiglietta piena d’acqua sfiorando d’un soffio me e la mia Canon, con conseguente, “simpatico”, scambio di battute?
Niagol che mi ha mandato a comprare una maglietta nera allo stand Butterfly perché (alla fine giustamente) quella che avevo indosso gli dava fastidio?
Comunque quelli con cui mi diverto di più sono i ragazzini, gli amici di Alessandro, mio figlio. Molti di loro ormai li ho “raccontati” da quando erano piccoli, la mia macchina fotografica li ha visti crescere. Un po’ come Truffaut con Jean Pierre Léaud…
Per concludere, mi piacerebbe vedere in Italia più attenzione all’immagine di questo sport.
Ce n’è davvero bisogno, oggi come mai: un grande sport deve riflettersi in grandi foto, e diffonderle il più possibile e nel migliore dei modi possibile.
I nostri figli sono ormai supertecnologici e interattivi, consumano immagini in una frazione di secondo, ma nelle loro camere il poster del loro idolo non manca mai.

***
Nato a Roma nel 1963, lavora nella fotografia dal 1986, quando aprì il suo studio a Roma.
Sin dagli esordi, si è orientato verso la foto di ritratto e di moda, esperienza che lo ha portato a lavorare, oltre che a Roma, a Milano, Parigi, Londra, Los Angeles e Capetown.
Tra i suoi clienti figurano Laura Biagiotti, Antonio Marras, TIM, Gai Mattiolo, UNICEF, Maria di Ripabianca, Pickwick, Telecom Italia, Revlon, Federazione Italiana Gioco Calcio, Playtex Europe, Fondazione ANT, Honda, Procter&Gamble, Essenza, Lee Dong Soo, oltre alle più note riviste e agenzie pubblicitarie.
Ha ricevuto premi e menzioni in numerosi concorsi nazionali e internazionali: “Lapis Award Italia”, “Epica Cannes”, “Archive”, “Academy Award USA”, “Best European Design & Advertising”.
Ha pubblicato per Leonardo Arte il volume “Andrea Pizzi 161 pix”, vincitore del “Lapis Award Italia” e finalista europeo di “Epica Cannes”.
***

Di seguito una selezione di bellissime foto realizzate da Andrea Pizzi.
Altre sono visibili sul suo sito: www.andreapizzi.com

“Diaframma come Cinque Lire”
è la frase che un grande maestro della fotografia usava spesso durante le sue lezioni.
Invece di indicare agli allievi il diaframma da utilizzare in termini di valori f, si riferiva al diametro delle monete.
Le Lire, al tempo.

LM

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