Costantini e il Giappone

Chi quotidianamente affronta la fatica di confrontarsi con le mie opinioni, conosce il mio interesse e la mia ammirazione per quello che negli ultimi anni sta producendo il movimento pongistico giapponese. Da sempre fucina di talenti, il Giappone, anche in virtù delle prossime Olimpiadi casalinghe, ha avviato un programma tecnico e organizzativo che lo ha portato ad essere forse l’unica vera Nazionale in grado di competere, nel maschile quanto nel femminile, con la corazzata cinese.
Qui di seguito alcune considerazioni estratte da un lungo articolo di Massimo Costantini per ITTF sui Campionati nazionali giapponesi, che neanche a dirlo condivido pienamente.

Lusiano Perez.

IL FATTORE ETÀ

I semifinalisti del Singolare maschile erano: Yukiya Uda (2001), Shunsuke Togami (2001), Tomokazu Harimoto (2003), Masaki Yoshida (1994); essenzialmente la squadra junior più un “adulto”. Per le donne, Hina Hayata (2000), Kasumi Ishikawa (1993), Honoka Hashimoto (1998) e Mima Ito (2000) hanno giocato in semifinale.
Un’età media di 20 anni per i maschi e circa 22 per le femmine; e se includiamo i primi 32, la media diventa 24 per gli uomini e 21,5 per le donne.

Tomokazu Harimoto

Cosa non ha funzionato per Harimoto?
Ci siamo abituati a vedere Harimoto imporre il suo ritmo di gioco sulla seconda o terza palla, il posizionamento con blocchi lungolinea e improvvise schiacciate, i suoi rapidi movimenti delle gambe e quindi il contrattacco in velocità, tutti strettamente vicini al tavolo e, infine, la travolgente mentalità vincente.
In questi campionati lo abbiamo visto passivo, discontinuo nell’azione di attacco e di contrattacco, spesso impreparato sul suo diritto, ovvero quello che non perdona agli avversari, per non parlare dei suoi numerosi errori non forzati. Nella finale sembrava quasi che avesse necessariamente bisogno di vincere il punto entro i primi tre scambi.

Il gioco e la tecnica

Il gioco: scintillante, scoppiettante. Non ci sono scorciatoie, tutto è ben impostato e pianificato: apri lo scambio a velocità folli, le gambe più che mai fondamentali, i posizionamenti fulminei della palla e porti a casa il risultato con un atteggiamento coerente dall’inizio alla fine.
Personalmente misuro le abilità tecniche di un giocatore sulla capacità di sostenere la velocità dello scambio; in altre parole, se non sei in grado di pensare velocemente e agire altrettanto velocemente, finisci per indietreggiare e sperare in un banale errore dell’avversario.

Questo aspetto è cruciale per la crescita di una nazione. Hai bisogno di una idea generale di gioco, un modo di pensare collettivo, un piano che definirà quindi i contorni tecnici di quella nazione.
Per essere chiari, non sto dicendo che devi giocare un gioco aggressivo e rischioso a tutti i costi. In effetti, in alcuni casi, il rallentamento di un’apertura, magari con un topspin molto carico, può prendere in contropiede l’avversario e altrettano efficacemente fargli perdere il ritmo del suo gioco, la sensazione di controllare la palla. Ma per progredire è necessaria una precisa coerenza tecnica e la capacità di applicarla al gioco, superando le scorciatoie della pura abilità.
Mi sembra che il Giappone stia andando in questa direzione. Ciò è dimostrato da 3 evidenze:

  1. il Campionato nazionale che si è appena concluso
  2. la tendenza dei Juniors/U21 a impensierire la Nazionale giovanile cinese come è accaduto a Korat (THA) al WJTTC
  3. l’evidente approccio tecnico che possiamo già testimoniare in giovanissimi come Sora Matsushima e Miwa Harimoto (la sorella di Harimoto).

Hina Hayata

La straordinaria forza di questa ragazza è saper vincere le sue partite punto dopo punto in tutti i modi possibili. La sua impostazione è certamente ben organizzata, ma lei è capace di molto di più. Sa giocare la palla vicino al tavolo con scambi rapidi e movimenti corti, ma molte volte, anche sbilanciata, può imprimere al braccio la giusta direzione per sorprendere l’avversaria.
Da mancina, ha nella tattica anche più che nella tecnica l’arma vincente, data la sua impeccabile capacità di adattamento.
Ha bisogno di giocare sulla regolarità? Nessun problema. Deve essere aggressiva? Bene, nessun problema, e così via. Sì, Hina è così.
Ha dato l’impressione di dominare questi campionati, errori non forzati ridotti quasi a zero, spietata come un killer.

Il gioco e la tecnica

Come ho detto sopra, Hayata è la giocatrice che mette sul tavolo molteplici iniziative tecniche/tattiche e genera a suo vantaggio un fattore di imprevedibilità. In un panorama come quello giapponese, dove la velocità della palla è estremamente elevata, con colpi brevi e improvvisi, soluzioni come quella di Hayata possono trovare un terreno davvero fertile.
La leader indiscussa della velocità è Mima Ito. Questo è il suo punto di forza ed è davvero difficile tenerle il passo. Tuttavia osservando il suo gioco e il modo in cui perde i suoi punti, suggerirei di integrare il suo gioco con colpi più lenti. Per due motivi:

  1. per evitare di giocare in un solo modo
  2. per creare maggiori e diverse opportunità di guadagnare il punto

Quello che mi ha colpito di più è lo stile di gioco e l’età delle atlete. C’erano tre giocatrici in difesa che hanno raggiunto i quarti di finale: Hitomi Sato (1997), Honoka Hashimoto (1998) e Ojio Haruna (2005).

C’è stato un passaggio generazionale, per così dire, tra la “generazione Sidney” (Mima Ito, Miu Hirano, Hina Hayata) e la “generazione Atene” (Miyuu Kihara, Satsuki Odo e, un po’ più giovane, Ojio Haruna).
A guidare la carica di una futura “generazione Pechino” è Miwa Harimoto: resta da vedere se ne seguiranno altre.

Tre fatti interessanti

  • Il sorteggio per la scelta del servizio, effettuato in modo divertente e informale: forbici-carta-sasso.
  • Foto e video consentiti solo durante il riscaldamento. In tribuna gli organizzatori invitavano gli spettatori a smettere di filmare o scattare foto, e tutti hanno obbedito.
  • Il rituale scambio delle racchette prima della partita: è interessante notare come i giocatori conoscano perfettamente le rispettive racchette e continuino a scambiarle per controllarle a fondo.

CONCLUSIONI

Questi Campionati nazionali giapponesi sono una destinazione imperdibile per tutti i tecnici che vogliono ancora imparare qualcosa di nuovo.

Massimo Costantini per ITTF. Qui l’articolo originale.

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