COSA FARE A ROMA SE HAI PERSO AL GIRONE

La Repubblica romana, intorno al 100 avanti Cristo, si estendeva ormai su quasi tutto il Mediterraneo. La situazione in città era però tutt’altro che rosea: l’alleanza tra Cimbri e Teutoni aveva dato filo da torcere a Gaio Mario; in Italia le popolazioni sottomesse, che soffrivano la concorrenza dei latifondi patrizi dove si faceva largo uso di schiavi a buon mercato, premevano per ottenere la cittadinanza romana; dal Mar Nero Mitridate stava erodendo i protettorati romani in Asia minore; nella stessa Roma il conflitto sociale tra la plebe e la nobiltà si era radicalizzato fino alla guerra fredda tra Mario e il suo luogotenente delle guerre teutoniche Silla.

POMPEO MAGNO

In quel periodo cominciò a farsi strada il figlio del console piceno Pompeo Strabone, un giovane ambizioso che a un’iniziale simpatia mariana fece seguire l’intesa decisiva con Silla che lo portò a raccogliere un’impressionante sequenza di brillanti vittorie militari in tutto il mondo conosciuto, che gli assicurarono l’ammirazione e la riconoscenza del popolo e del Senato. Intorno al 60 a.C. Pompeo Magno (così chiamato per i suoi straordinari successi e per una certa somiglianza fisica con Alessandro Magno) era all’apice della sua carriera politica, anche se trovò ben presto sulla sua strada un certo Giulio Cesare.

IL TEATRO

Con i proventi delle guerre, Pompeo Magno volle edificare un teatro a beneficio della città, aggirando le leggi del Senato che impedivano la costruzione di teatri stabili (le opere messe in scena più di frequente avevano carattere satirico e spesso infiammavano il popolo, quindi la legge permetteva solo impianti temporanei, in legno, che venivano smontati alla fine dei festival) con uno scaltro stratagemma: un grande giardino porticato introduceva in una cavea in cima alla quale era posizionato un tempio di Venere. Le scalinate ad emiciclo che conducevano al tempio costituivano di fatto le gradinate del teatro, un’enorme esedra con un raggio di circa 150 metri che poteva ospitare fino a trentamila spettatori. Il Teatro di Pompeo, primo esempio di teatro in muratura a Roma e sopravvissuto a diversi incendi e devastazioni, fu infine depredato dalla nobiltà romana che lo utilizzò per costruire i suoi palazzi. La vista aerea della zona rende perfettamente l’idea di come essa fu edificata sulle fondamenta dell’edificio antico.

MARIA PE’ ROMA

Una delle uscite di servizio che dalla cavea portava all’esterno dell’edificio è miracolosamente sopravvissuta nel dedalo di palazzi medievali e rinascimentali con il nome di Passetto del Biscione, probabilmente per via dell’anguilla presente sullo stemma della famiglia Orsini, che qui costruì una delle sue dimore. Il cunicolo, che unisce attualmente Piazza del Biscione con Via di Grottapinta, proprio dietro a Campo de’ Fiori, presentava un’edicola nella quale era inserita l’immagine della Vergine della Misericordia, oggetto di un grande clamore quando, il 9 Luglio 1796, insieme ad altre immagini della Madonna in tutta Italia, sembrò aprire gli occhi per guardare gli avventori per poi richiuderli lasciando l’impressione di aver rinvigorito il colorito del viso. Il dipinto fu successivamente traslocato nella chiesa di San Carlo ai Catinari, e rimpiazzato da una copia in un recente restauro del Passetto a cura del Centro Studi Cappella Orsini. L’improvvisa fama che l’immagine ricavò dall’evento miracoloso attirò l’interesse dei pellegrini che sul finire del Settecento giungevano numerosi a Roma, ma la posizione poco visibile del Passetto non rendeva loro facile la ricerca dell’icona.
Tradizione vuole che da qui nasca il detto Cercà Maria pe’ Roma per alludere ad una ricerca impossibile da realizzare, che tra i romani sostituisce spesso il Cercare un ago in un pagliaio diffuso nel resto d’Italia.

La prossima volta che farete un salto in centro, provate a perdervi tra la taciturna Via Giulia, Campo de’ Fiori e la maestosa Piazza Navona alla ricerca del Passetto: non c’è passeggiata migliore all over the world.

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