Nuova luce per Mosè

 
Una delle esperienze più emozionanti da fare a Roma è quella di trovarsi ai piedi dei due metri e mezzo di Mosè, scolpiti nel bel mezzo della lunga vita di Michelangelo Buonarroti per troneggiare sulla facciata della tomba di Giulio II, edificata nella basilica di San Pietro in Vincoli nonostante il papa fu sepolto a San Pietro. Leggenda vuole che un Michelangelo preda dell’ardore artistico lanciò verso la statua un martello per esortarla a parlare. Ma quello che invece leggenda non è risulta di gran lunga più straordinario: la prima fattura del colosso fu contestata per motivi di iconografia religiosa, e Michelangelo si vide costretto a far ruotare la testa al Mosé (che rappresenta “la rivelazione”, “l’illuminazione” e doveva distogliere lo sguardo dai visitatori e dalle cose terrene di fronte a lui) nel 1542. Lo scultore riuscì quindi, con il marmo già disponibile sulla statua, a rimodellare le fattezze dell’opera, creando la torsione del viso, lasciando, per mancanza di marmo sottostante, la disposizione frontale dell’imponente barba trattenuta dalle dita, e piegando il ginocchio sinistro all’indietro per simulare la dinamica del gesto. Michelangelo, scherzando con un amico, disse che quel giorno la statua si voltò, durante una conversazione con lui, per ascoltarlo meglio. Da qui probabilmente ebbe origine la leggenda.
 
 

L’occasione di una visita è ora quella di un magnifico restauro del mausoleo, che tra l’altro ha evidenziato la presenza su tutta la facciata di una raffinatissima tecnica di lavorazione plastica da parte del genio cinquecentesco. Michelangelo trattò la finitura del marmo di Carrara in maniera diversa per staccare le parti in luce, lucidate a piombo, dalle zone di ombra, lasciate volutamente più scabre e ruvide. L’osservazione di questa tecnica ha permesso di scoprire l’originaria intenzione del Maestro di sfruttare la luce proveniente da una finestra, posta alla destra del complesso, murata da duecento anni a causa della costruzione di un edificio adiacente, l’attuale Facoltà di Ingegneria. Con l’obiettivo di restituire ai visitatori l’idea autentica di Michelangelo, la Soprintendenza del Colosseo ha affidato a Mario Nanni il progetto di illuminazione dinamica (la luce varia nel corso della giornata, seguendo l’orientamento e la dominante cromatica del sole) che simula alle perfezione la combinazione delle luci dell’ambiente con quella perduta della finestra chiusa. L’effetto è davvero sorprendente.

Must see.

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