Ciao papà

A pochi giorni di distanza dalla triste perdita del papà di Bruno Esposito, che avevo conosciuto qualche anno fa a Napoli, un altro papà ci lascia: Vittorio Caldarola.
Il papà di Bruno era un genitore molto presente e all’epoca d’oro dell’Amatori Napoli non si perdeva un incontro di suo figlio e conosceva tutti i migliori giocatori italiani e si appassionava a lungo disquisendo sulla loro tecnica.
Spesso ancora oggi, alla fine delle partite di campionato, nonostante fossero passati tanti anni dal vedere una partita live, Bruno lo relazionava  al telefono sui suoi avversari e sull’esito degli incontri.

Il nostro in fondo è un mondo fatto di persone con mille interessi ma con un solo comune denominatore, la passione per il tennistavolo.
Questa nasce nei modi più diversi, ma spesso fiorisce nell’accompagnare i propri figli nell’attività sportiva pomeridiana e nel week end.

Alcuni papà si improvvisano allenatori e qualcuno lo diventa anche, ma pochissimi si rimboccano le maniche e cominciano a dare una fattiva mano nell’organizzazione della società sportiva.

Vittorio Caldarola era uno di questi.

Quarant’anni fa seguiva talmente con passione suo figlio Francesco, che finì per ricoprire quelle cariche sociali che portano poco lustro e tantissimo lavoro extra.

Vittorio ha avuto la fortuna di essere il responsabile del tennistavolo in una delle polisportive più importanti della Capitale e conduceva la sua battaglia in prima linea per dare al tennistavolo quella dignità di Sport che molti ancora mettono in discussione.

Grande organizzatore per decenni di tornei regionali e nazionali (giovanili soprattutto) ha accompagnato le squadre nei vari campionati dalla serie A1 fino all’ultima serie regionale.
Un punto di riferimento importante per tutti i ragazzi della mia generazione divenuti uomini anche grazie all’esempio dato da Vittorio.
Sempre disponibile con tutti, con il suo sorriso e gli occhi azzurri controllava ciò che succedeva in palestra ma anche fuori dalla palestra.

Lo ricordo nei primi anni sempre a fianco di un altro splendido genitore, prematuramente scomparso, Renato Miligi, presente in tutti i palazzetti d’Italia visto anche che i loro figli davano enormi soddisfazioni nei risultati sia a loro, sia al Maestro dell’epoca, Roberto Migliarini. 

L’ho frequentato di nuovo nell’ultimo anno della sua vita perché, nonostante il male lo minasse nel fisico oramai da molto tempo, la sua passione per il tennistavolo era intatta ed il suo sorriso era identico.

Riversava sui suoi adorati nipoti Matilde ed Edoardo lo stesso amore e le stesse attenzioni riversate su Francesco; condivideva con sua moglie Maria i pomeriggi di gare in palestra, quando la salute glielo permetteva, e sapendo che l’ambiente del tennistavolo era il suo ambiente ci si trovava completamente a suo agio.

Ha lasciato un segno indelebile nella sua famiglia ma ha lasciato un ricordo altrettanto importante in tutti quelli che lo hanno conosciuto e non potevano che stimarlo e volergli bene.

Siamo vicini a Francesco come lo siamo stati a Bruno la scorsa settimana, nella certezza che lassù qualcuno controllerà i loro risultati e quelli dei loro nipoti qualunque sport decidano poi di fare.

Bruno Di Folco

Condividi: