C’è ancora da fare

Uomo chiave che dal 2014 gestisce la transizione del materiale delle palline da tennistavolo, Torsten Küneth, tedesco, laureato in matematica e commissario ITTF in materia di attrezzature di gioco, ha pubblicato la settimana scorsa sul sito della Federazione internazionale un articolo in cui riassume i sei anni trascorsi. Leggiamolo insieme.

La celluloide è sparita

Dott. Torsten Küneth

Era l’obiettivo principale quando la cosiddetta pallina di plastica è stata introdotta nel luglio del 2014, dopo diversi anni di ricerca e sviluppo: l’ultimo fornitore di palline di celluloide ha perso l’approvazione federale e, alla fine del 2020, l’ultima di queste palline scomparirà dall’elenco. Con l’attenzione ai temi della sicurezza in costante crescita in tutto il mondo, l’infiammabilità era diventata un fattore di rischio. L’ITTF doveva senz’altro agire, anche per anticipare le normative che potrebbero rendere impossibile l’uso delle palline in alcuni paesi. Tuttavia è stato necessario agire oculatamente, a fondo e senza fretta.

Abbiamo deciso che le specifiche per la nuova pallina dovevano essere quasi identiche a quelle in celluloide, e inoltre ITTF ha colto l’occasione per ridefinire i requisiti di dimensioni e rotondità, con protocolli piuttosto stringenti per i produttori alle prese con la ricerca e sperimentazione di nuovi materiali. È stata una grande sfida ottenere palline approvabili nei tempi stabiliti. Soprattutto la ricerca della giusta combinazione di durezza, rotondità e altezza di rimbalzo è stata complessa, generando tentativi ed errori, ma non abbiamo mai pensato di abbassare i requisiti tecnici, e questo per me è stato molto importante.

La decisione si è rivelata corretta, perché a gennaio 2014 tutti i produttori sono riusciti a presentare modelli che superavano le serie di test di laboratorio richiesti e alla fine di quell’anno un totale di 26 diversi fornitori avevano ottenuto l’approvazione di una pallina senza celluloide.

L’intera transizione è andata come previsto.

Chiaramente, il processo non è terminato con questo passaggio. C’erano molte preoccupazioni: alcuni modelli avevano una scarsa durata e caratteristiche di rotondità insufficienti, mentre l’ambiente temeva che le palline di celluloide sarebbero state rimosse velocemente dall’elenco. Si diceva che avevamo preso decisioni troppo in fretta, ma avevo una visione diversa.

Comprendevo la preoccupazione, ma le difficoltà non potevano essere evitate. Se si sposta la scadenza, si sposta in avanti il problema. C’era bisogno della pressione di una dead-line. Ciò che stavamo affrontando erano i problemi prevedibili in un nuovo cambiamento tecnologico e non vi era nessuna ragione per cambiare strategia. Secondo me, l’intera transizione è andata come previsto. Quello che che poteva sembrare un po’ superficiale, a fronte del problema di adattamento alla novità da parte di giocatori e allenatori, ha avuto una conclusione ferma e logica: e sì, ovviamente nella nostra strategia erano incluse le risposte per venire seriamente incontro alle preoccupazioni dell’ambiente pongistico.

Tra queste, sono state pubblicate le risposte alle frequently asked questions (link), e nel 2015 i produttori hanno ottenuto più tempo e più tolleranza per continuare e implementare la ricerca e lo sviluppo. Con questa metodologia è nata e si è sviluppata l’idea dell’ABS.

ABS: la seconda generazione

L’acrilonitrile-butadiene-stirene (ABS) è un co-polimero che funge da tuttofare di sintesi chimica. Miscelando i tre componenti in varie proporzioni, si ottiene l’ottimizzazione specifica per moltissimi utilizzi. L’idea dell’ABS è stata accolta come la benvenuta da tutti i produttori. A metà 2016, le palline di seconda generazione hanno ottenuto l’approvazione ITTF. Maggiore durata e rotondità che rispondono positivamente alle maggiori preoccupazioni di atleti e tecnici.

Da quel momento in poi, è arrivata un’ondata di nuovi modelli, tutti conformi alle tolleranze ristrette che ITTF aveva introdotto come promesso. Alla fine del 2019, sono disponibili sul mercato quasi un centinaio di marchi non in celluloide (quindi non solo in ABS) che offrono una varietà mai vista, con o senza saldatura (seamless). Realizzate in Cina, Giappone, Corea o Germania. Bianche o arancioni.

Contemporaneamente è arrivato il calo dei prezzi. I costi di sviluppo ammontavano a milioni di dollari ed era chiaro che all’inizio dovevamo affrontare prezzi di mercato più elevati. Con lo stoccaggio e la logistica più economici, a causa della mancanza di infiammabilità, e con un numero maggiore di concorrenti sul mercato, ci aspettavamo che i prezzi alla fine scendessero al di sotto del livello della celluloide, cosa che sta effettivamente accadendo. Era una delle due cose principali che l’ITTF aveva deciso di non regolare, limitandosi a osservare il mercato. La seconda era di non proibire esplicitamente la celluloide per molti anni.

Eravamo convinti che i produttori avrebbero interrotto la produzione di propria iniziativa, perché non è più redditizio produrre con la celluloide. Cosa che si è verificata.

C’è ancora da fare

“Eliminare la celluloide è stata una pietra miliare, ma non sarà l’ultima” – afferma Claudia Herweg, Head of Equipment – “Il prossimo passo sarà ridurre le variabili di qualità tra i prodotti e definire la configurazione di un test definitivo. A partire da febbraio lo faremo”.

Qui l’articolo originale.

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