Campionati del mondo di ping pong

Un paio di anni fa mi telefona il mio amico ed ex giocatore di tennistavolo Massimo Tecca, una delle voci storiche del calcio raccontato in televisione, e mi dice che Sky aveva acquisito le finali dei campionati del mondo di ping pong e che avrei dovuto dargli una mano nel commento. Rimasi un po’ perplesso perché non mi risultava ci fossero stati in quel periodo questi campionati del mondo di cui mi parlava e cercai di approfondire l’argomento. Dopo qualche scambio di telefonate e di mail, arrivai alla soluzione del mistero, si erano giocati i campionati del mondo di PING PONG e non di TENNISTAVOLO.
Svelato l’arcano bisognava ora capire di cosa si trattasse: interpellai  tutti i miei informatori sparsi nello stivale che spesso, addirittura in diretta, mi tolgono le castagne dal fuoco su una pronuncia di un nome cinese o notizie su un giocatore semi sconosciuto, ma nessuno sapeva niente. Buio totale fino a quando arrivarono in studio da Tecca i filmati, mi chiamò, molto preoccupato, perché pensò fosse una bufala vedendo i giocatori impegnati nelle gare che utilizzavano delle racchette che non solo non avevano la gommapiuma, non avevano una gomma liscia a legno, ma non avevano neanche i puntini.

Il rivestimento era tipo carta vetrata.
Il rumore dell’impatto racchetta pallina ricordava l’oratorio, il bar, ma nulla a che fare con il tennistavolo. Andai a Milano molto perplesso sul mio intervento, che avrei potuto dire di tecnico su scambi tra pezzi di legno ?
Ovviamente erano filmati registrati e quindi avevamo almeno il vantaggio di poter dare un’occhiata prima di iniziare le telecronache. Dopo il primo impatto, assolutamente negativo, cominciai pian piano a cambiare idea su questa cosa.
Intanto non erano scambi interminabili tra pallettari come avevo sospettato, ma c’erano attacchi in top e controtop che, non aiutati sicuramente dai materiali, erano frutto di una forza fisica e di un tocco al di sopra della media.

Anche l’ambientazione era molto accattivante: al posto della palestra c’era un grande capannone, molto grande, con il campo principale immerso in un’arena tipo fossa dei leoni contorniato da spalti dove potevano essere ospitati un migliaio di spettatori, molti di loro con un boccale di birra in mano, tifo da stadio per i loro beniamini. Per farvi capire un po’ meglio pensate ad un film di Jean Claude Van Damme, i campioni di lotta di qualsiasi tipo, radunati in un tempio che si incontrano all’ultimo sangue. Gli inglesi erano i più numerosi sia come giocatori che pubblico, giocando in casa, per l’appunto Londra, ma non mancavano tedeschi, che sembrano sempre tanti per la  caciara  che fanno, e molti altri provenienti da tutte le parti del mondo.

Il centrale era uno spettacolo nello spettacolo, luci fortissime a risaltare l’aria di gioco e soffuse al di fuori, tavolo della giuria composto solo da splendide ragazze facenti funzioni di giuria e, messi li in bella evidenza due pulsanti che, quando schiacciati, innescavano un casino, mi piace essere tecnico, che la metà sarebbe bastata. Il double point, ovvero a possibilità per i giocatori di raddoppiare il punto conquistato. Ovviamente bisognava dichiarare prima dello scambio la volontà di giocarsi questo jolly, e, lo schiacciare il pulsante era la dichiarazione ufficiale, al mio segnale scatenate l’inferno!

Tra i partecipanti giocatori conosciuti per il tennistavolo e perfetti sconosciuti. Fisici atletici e non, qualcuno attaccante, qualcuno pallettaro, ma tutti con grinta da vendere. In particolar modo ricordo il rappresentante scozzese che rimandava la palla in campo a qualsiasi costo, macinando chilometri su chilometri.
Per alcuni versi più televisivo del nostro amato tennistavolo perché,  in questa specialità, sia l’osservatore esperto sia quello a digiuno di qualsiasi nozione tecnica  può apprezzare gli scambi. Il primo si rende conto della difficoltà di dover effettuare dei colpi con quei materiali, mentre l’altro si appassiona più al punteggio, ai colpi decisivi, alle schiacciate.

In questo caso le riprese TV sono determinanti, con una buona post-produzione si riesce a confezionare un prodotto che fa rimanere inchiodati alla poltrona per tutto il tempo della trasmissione. Frequenti schermate riassuntive, immagini di più partite, non necessariamente dall’inizio alla fine del set, molti primi piani sui giocatori nei momenti più delicati, microfoni sparsi in tutto l’ambiente per catturare anche i commenti del pubblico, contribuiscono a far salire la qualità del prodotto.
Bisognerebbe prendere qualche appunto da trasferire nel tennistavolo che sulle riprese televisive ha ancora troppe pecche. Ovviamente, anche in questa occasione si sono alzate le barricate dei puristi, che in ogni modo tentano di sminuire il ping pong. Lungi da me fare dei paragoni, sono due cose distinte, ma il ping pong potrebbe darci una mano almeno a fare proseliti da accalappiare e portare nel tennistavolo.

Dopo le prime 2 edizioni che ho avuto il piacere di commentare per Sky siamo alla terza. Quest’anno la novità di Londra, ancora una volta sede delle finali per l’assegnazione del titolo mondiale, sarà la presenza di due nostri rappresentanti: Lorenzo Ragni e Adeyemo Fatai, che nella prima edizione delle qualificazioni italiane hanno sbaragliato altri giocatori di altissimo livello nel tennistavolo. Per la cronaca, queste qualificazioni, si sono svolte vicino Firenze, Reggello, organizzate da Leonardo Bastiani.

Per i due bravi giocatori coppa e aereo per Londra, dove reputo che potranno essere protagonisti, e lo spero per loro visto il montepremi di 100.000 $.

L’ostico.

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