Bravo… che lusso!

Quello che oggi vi voglio raccontare è un fatto recentissimo, riguardante l’ultima giornata di campionato, serie b1, che si è svolta in casa della Castello il 12 dicembre scorso.

Non mi piace parlare di me, ma, in questa occasione, non posso farne a meno.
La prima partita di un incontro più che chiuso ancor prima di scendere in campo: noi, Castello, penultimi in classifica, e, dall’altra parte Prato, la capolista.
Mi vede impegnato contro Francesco Giannini, un ragazzo molto bravo, che, oltre ad essere n.125 delle classifiche italiane, ha anche l’età di mio figlio, quindi trenta anni in meno del sottoscritto.

Partita tiratissima (inaspettatamente visto il mio ruolino di marcia fin qui) e, senza che ve la meni più di tanto, vinco io 13-11 al quinto.

Stretta di mano finale e tutti e due nelle proprie panchine. Continua l’incontro: al termine, per la cronaca vince il Prato 5-4. Mi si avvicina questo ragazzo, mi da la mano e mi dice: ”Complimenti, sei stato proprio bravo!, mi hai messo in grande difficoltà e ti sei meritato la vittoria!

Voi direte che non c’è nulla di strano e che è un episodio di ordinaria amministrazione. Vi posso intanto rispondere che non è così normale che dopo aver perso 13-11 al quinto, aver lasciato sul tavolo un 200 punti e aver perso con uno che poteva essere il padre, un giocatore rimanga così tranquillo e che abbia così tanta educazione sportiva!

Ma il supporto del mio convincimento che quello era stato un gesto eccezionale l’ho avuto rientrando a casa.

Avendo un figlio che gioca a pallone, ho avuto spesso il contatto con i campi delle serie inferiori e tutti sappiamo che non circola il massimo dell’educazione, soprattutto nel senso lato del termine, non solo in ambito sportivo. Ma quello che mi è stato raccontato in questa occasione supera ogni limite. Si, fortunatamente, non ero sugli spalti perché impegnato con il “mio” campionato.

Partita di calcio di campionato di seconda categoria, non è neanche importante citare il nome delle squadre. Comportamento intimidatorio dei giocatori di una delle due squadre, che va crescendo man mano che passa il tempo. Tra l’altro la squadra di quelli che vogliono solo giocare commette il più imperdonabile degli errori: passa in vantaggio.

Ogni motivo è buono per accendere mischie e confusione, fino a quando non si arriva alla rissa. Ma, badate bene, non tutti contro tutti, ma tutta una squadra più la panchina e i dirigenti contro i 2 o 3 che hanno reagito alle provocazioni. Succede di tutto, un dirigente dei simpaticoni che poi si saprà essere squalificato ma siede comodamente in panchina, è il più attivo, avendo un passato di pugile.
Altri suoi compari minacciano di morte un ragazzo che ha in mano il telefonino, probabilmente per chiedere aiuti. L’arbitro sospende la partita e, dopo una ventina di minuti, le acque si placano un po’ e decide di riprendere il gioco.

Ovviamente la squadra che ha subito questo trattamento non intende giocare più e dice che danno partita vinta agli avversari non rientrando in campo. A questo punto il capitano dei buontemponi dice, testuali parole, “Nun me fido, rientrate ce fate fa du go e poi ve ne annate!” ovviamente davanti all’arbitro, un povero ragazzo che disgraziatamente si trova lì.

Non si riprende il gioco e nel referto l’arbitro annoterà il rifiuto della squadra di casa di continuare a giocare e quindi perderà a tavolino l’incontro, oltre ai punti di sutura di qualche suo giocatore, quindi, non avrà quelli meritati sul campo. A completamento del discorso ci tengo ad informarvi che la squadra vincitrice della partita è prima in classifica e ora si è capito perché!

E allora, ritornando al nostro tennistavolo, accontentiamoci se qualcuno urla un po’ di più o da un calcio ad una transenna o sbatte la racchetta sul tavolo.

Di antisportivo c’è ben altro, come vi ho appena descritto.

Quindi ancora un plauso a Giannini, ma a tutti quelli che ogni fine settimana macinano chilometri per andare a praticare il nostro sport, spesso in luoghi del tutto inadeguati, ma con una grande passione per lo sport.

Mi onoro di far parte di questo movimento!

L’ostico.

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