Alla testa non si comanda


Voi direte che mi sono sbagliato, era il cuore no????

Provo a spiegarvi come la penso.

Chi pratica o abbia mai praticato il tennistavolo non può che confermare che è uno sport dove la testa ha un ruolo fondamentale. Mentre si sta giocando arrivano al nostro cervello una quantità di dati che devono essere elaborati  in tempi brevissimi per poter permettere al giocatore di mandare la palla in campo con un gesto tecnico adeguato. Allo stesso tempo si dovrà elaborare una tattica, considerando che ad un colpo avversario deve corrispondere una nostra risposta non generica, ma frutto di una nostra elaborazione, che pensiamo possa essere vincente.

Non so se mi sono spiegato (disse il paracadute), ma ci provo ulteriormente servendomi del gioco degli scacchi. Non sono un esperto ma so che quando si inizia una partita c’è una mossa di apertura con relativa risposta a cui fa seguito un’altra mossa, quasi obbligata, e così via, fino ad un certo punto dove poi subentra l’estro del giocatore.

Parallelamente, se servo in un certo modo, avrò più o meno una risposta di un certo tipo e in un certo punto del tavolo, conseguentemente mi preparerò per effettuare un colpo presumibilmente vincente.

In un recente studio fatto da mio figlio Fabio, per la discussione della sua tesi di laurea, è stato dimostrato, e sottolineo in parole povere, altrimenti Fabio mi mette le mani addosso, che noi pongisti sviluppiamo nel corso degli anni una reattività alle sollecitazioni che arrivano al nostro cervello, superiore ad individui di pari età, ma che non praticano il nostro sport. Questo lo immaginavamo un po’ tutti, ma la differenza è risultata molto pronunciata.

Vi siete mai chiesti perché sudate tanto  anche quando non ci sarebbero le condizioni che lo giustificassero? È il risultato del continuo sforzo del cervello, a supporto del resto del corpo.

Purtroppo c’è sempre un’altar parte della medaglia, questo sforzo mentale continuo ci porta a essere molto borderline, in bilico tra la normalità e, lo devo dire, la pazzia.

Se entra  in una palestra, dove si sta svolgendo una gara, un non addetto ai lavori, rimane sicuramente sconcertato. Speriamo  tutti  che non sia il genitore di un ragazzo che sta giocando, altrimenti sarebbe dura dimostrargli che siamo normali, e il proseguimento dell’attività del figlio sarebbe compromesso inevitabilmente.

A parte le urla, molto spesso ingiustificate, per l’acquisizione di un punto, il minimo che possa capitare al malcapitato visitatore è di vedere gente che parla da sola, che si da’ consigli, che si auto incita,  che si lamenta per qualcuno che parla mentre LUI sta giocando (non considerando che si sta giocando in contemporanea su altri tavoli adiacenti e non si può ottenere un silenzio assoluto), o che impreca per la giornata sfortunata.

Sottolineo quest’ultima cosa con il fatto che il contatore delle retine e degli spizzi spesso non funziona allo stesso modo per noi e per gli avversari, si contano sempre più colpi fortunati dell’ALTRO.

Ma c’è di peggio, e questo però, fortunatamente, lo notiamo quasi solo noi addetti ai lavori. Sto parlando dei gesti scaramantici che si fanno durante una partita. Durante una telecronaca dei campionati italiani di Riva Del Garda, notai che un giocatore faceva una cosa strana, quando si asciugava prendeva l’asciugamani dal contenitore, lo usava poi lo metteva sul tavolo, lo ripiegava maniacalmente e lo riponeva nel cestello. Lo sottolineai telespettatori e dopo qualche giorno si presentò da me quel giocatore chiedendomi  come avessi fatto a sgamarlo, scoprirlo, per quelli sopra la linea gotica.

Gli risposi che convivevo da 40 anni con quei gesti, tipo girare sempre dalla stessa parte del tavolo al cambio campo, usare sempre lo stesso asciugamano che abbiamo usato in un’occasione fortunata, compiere  gli stessi  gesti prima di entrare ina campo,  posare la racchetta sul tavolo allo stesso modo alla fine del set, e ne potrei citare tanti altri sia io, sia chi sta leggendo questo articolo.

Tutto questo,  come il clima che si crea in ogni partita, giocarsi l’incontro ai vantaggi, la paura che dobbiamo ogni volta affrontare, convivere con essa , l’adrenalina a 1000, è talmente importante per un giocatore che dopo qualche tempo che ha smesso l’attività, va in crisi d’astinenza e, inevitabilmente riprende a giocare.

Ogni tanto si rivede qualcuno nelle palestre di cui si erano perse le tracce, viene accolto come il figliol prodigo, perché tutti sappiamo che da questa malattia non ne usciremo mai, e segretamente, dentro di noi, coltiviamo la speranza che lassù ci siano tanti tavoli a disposizione, anche per una rivincita con chi non possiamo più confrontarci quaggiù, e colgo l’occasione per salutarli tutti, sono tanti purtroppo.

L’ostico.

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