Adda passà ‘a nuttata


Il “contro-editoriale” di Bruno Di Folco.
Novembre 2015 

Il Progetto Tecnico attuale della Federazione Italiana Tennistavolo è diverso da quello proposto negli anni precedenti e sicuramente il Centro Federale di Formia è la grossa novità di quest’anno.

Sono dubbioso sulla “qualità” del Centro federale per una serie di motivi e credo che la sua apertura repentina sia frutto più di accordi presi ad altissimo livello con il CONI che frutto di un vero e proprio progetto in cui si crede.

Indubbiamente la presenza di sparring partner poco qualificati a livello internazionale la vedo come un grosso passo indietro rispetto agli anni passati, dove si era preferito affidarsi prima ad atleti cinesi e poi ad atleti africani e/o italiani (Assar Khalid e Romualdo Manna tanto per fare dei nomi di sparring contattati a svolgere questo lavoro lo scorso anno).
Il bravissimo e da me stimatissimo Luigi Rocca insomma va benissimo (a parte la retribuzione poco rispettosa) per la quasi totalità dei partecipanti al Centro ma andrebbe sicuramente implementato l’allenamento degli juniores migliori che debbono avere un obiettivo di risultati internazionali a breve termine e devono lavorare su quella “qualità” tanto nominata.

I cinesi utilizzati prevalentemente a Castel Goffredo negli ultimi anni sono scomparsi e non se ne capisce il senso, l’investimento nel capitale umano mi sembra più che scarsino.

Ricordo che negli ultimi anni questi ragazzi lavoravano a casa loro, con il loro tecnico e con uno sparring di livello e personale che doveva assicurare almeno 10 allenamenti settimanali con loro.
Non mi sembra insomma le condizioni di allenamento possano migliorare solamente con il magnifico impianto CONI di Formia.

Non parliamo poi della spesa di Formia, certamente più vicina ai 200mila Euro che ai 100mila  nonostante qualcuno sicuramente ci racconterà di contributi CONI specifici e di opportunità megasupervantaggiose da cogliere al volo.

Ma non voglio parlare approfonditamente di Formia bensì soffermarmi sulle contribuzioni economiche date alle società per migliorare tecnicamente gli atleti che sono nel giro delle nazionali giovanile.

Queste contribuzioni hanno un regolamento abbastanza difficile da comprendere ultimamente e, a mio modesto avviso, ci dovrebbe essere un maggior controllo da parte del Settore Tecnico sul lavoro che gli atleti svolgeranno a casa loro.

Capisco che questa cosa non è semplice e a volte è mancata anche negli anni scorsi, ma forse adesso dovrebbe essere svolta con maggiore attenzione.

Leggo ad esempio di una contribuzione per la Società di Castel Goffredo per l’allenamento di Matteo Mutti pari a 6.000 Euro, ma sembra che il ragazzo oramai viva e si alleni prevalentemente a Milano. Magari c’è un accordo tra le due società sportive ma sarebbe meglio per la Federazione chiarire visto che la contribuzione è ufficiale e dovrebbe essere già stata spedita alla società  la prima tranche.  Vedremo cosa succederà in merito.
Parlando ancora di Matteo Mutti mi è oscura anche la sua mancata partecipazione all’Open di Ungheria visto anche che è sicuramente un ragazzo su cui puntare per il futuro. Non vorrei che “pagasse” certe scelte e che qualcuno incorra negli errori del passato.
Matteo Mutti, come altri atleti, non sono solo patrimonio di una società sportiva ma sono patrimonio di un’intera Federazione.

Veniamo ora alla distribuzione dei contributi per quest’anno.

Hanno differenziato in più fasce il contributo che è di 6.000 Euro per tre atleti, Mutti, Rossi e Mosconi (..che la Federazione avrebbe voluto a Formia ma che sono rimasti a casa loro per scelta).
Non mi sembra un super contributo e forse avrei raschiato il fondo del barile per dare qualcosina in più, visto che hanno già dimostrato il loro valore tecnico e che sono certamente una certezza per il nostro Tennistavolo.

Le altre fasce poi sono di 4.000, 3.000 e 2.000 Euro a seconda della fascia di età degli atleti e ovviamente dell’interesse per loro da parte della Federazione.

La cosa strana però è la limitazione effettuata per le società sportive che hanno più di un atleta.
Riporto la tabella con tutte le contribuzioni così ognuno si potrà rendere conto e farsi un’idea di quello di cui sto parlando.

Il totale della contribuzione è stato decurtato percentualmente in maniera molto differente tra le varie società: assurdo che, ad esempio, la Top Spin Messina, abbia una decurtazione del contributo per i suoi tre atleti pari al 50% e percepisca così lo stesso contributo di una società che ha un solo atleta.

Altre decurtazioni sono percentualmente molto inferiori nonostante si parli di cifre ben più consistenti!!

Alchimie più politiche che tecniche, uno dei mali di questa Federazione

Clic per ingrandire
Ai Comitati Regionali restano le briciole di questo Progetto Tecnico con i soliti 70mila Euro da dividersi per tutto l’anno.
Vengono favorite quelle regioni dove, politicamente, si vogliono supportare certe situazioni e farsi carico di impegni che sono più simili a cambiali che ad investimenti.
Sono fiero del Comitato Regionale Lazio che investe la metà del suo contributo annuale per le attività del settore giovanile e qualcuno dovrebbe abbassare la testa e vergognarsi quando mi incontra in giro nei tornei nazionali che frequento ancora abitualmente anziché per fare passerella come qualcun altro.

Spero di aver scritto cose in questo post che avviino una discussione all’interno delle nostre società ma soprattutto all’interno di una Federazione che mi sembra sempre di più arroccata e distante dalla realtà.

Non mi sembra che ci sia molto da festeggiare a Genova la prossima domenica per coloro che andranno e forse mai come in questo caso aveva ragione il grande Edoardo De Filippo: “adda passà ‘a nuttata”.

Buon Tennistavolo a tutti.

Bruno Di Folco
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